Il fenomeno dei medici “importati” in Veneto: salari shock per qualche ora di lavoro

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Negli ultimi due anni, si sa, la sanità in Italia è andata completamente in tilt a causa dell’emergenza sanitaria ma non solo.

Da anni i Governi che si sono succeduti alla guida del nostro Paese hanno attuato sempre più tagli alla sanità; sembra ovvio che un sistema già in crisi, con mancanza di strutture, reparti, attrezzature e personale vada nel caos alla prima difficoltà.

Nonostante la rivalutazione del sistema sanitario italiano, ancora oggi continuano a scarseggiare le figure professionali idonee a lavorare in pronto soccorso e, in generale, nelle aziende ospedaliere. In tutto lo stivale si cercano disperatamente sia medici che infermieri.

Una ‘soluzione’ è stata trovata: non ci sono medici in Italia? Importiamoli. Così è nato il fenomeno dei medici che vengono forniti agli ospedali dalle cooperative. Di solito questi professionisti vengono assegnati nelle aree con più mancanza di personale, anche per poche ore nei reparti o in pronto soccorso.

Questi medici guadagnano delle cifre davvero spropositate, un vero affronto a tutti i giovani italiani che, laurea alla mano, potrebbero tranquillamente iniziare a lavorare invece di andarsi ad aggiungere all’altissima percentuale di giovani disoccupati.

A raccontare il fenomeno è stato ‘Il Gazzettino’, che ha fatto alcuni esempi su come funziona questo nuovo ‘lavoro’. Tra le tante ha fatto scalpore la storia di un medico che, ufficialmente, è residente alle Canarie ma si sposta in aereo arrivando in pochissimo tempo in Veneto.

Il soggetto in questione ha prestato servizio alla Ulss 3 e per 66 ore di fila di lavoro in pronto soccorso ha guadagnato la bellezza di 6.600 euro lordi. Questo in meno di tre giorni. E ancora un medico di Napoli per diversi mesi ha lavorato in diversi ospedali veneti (a Dolo, Bassano del Grappa e San Donà di Piave).

La denuncia dei medici veneziani: “La Regione deve fare qualcosa”

Per circa metà anno ha lavorato di notte nei reparti di rianimazione, guadagnano l’astronomica cifra di 100 euro lordi all’ora. Facendo due calcoli, in una settimana ha guadagnato quello che è uno stipendio mensile di qualsiasi altro collega d’ospedale.

Fatto più eclatante è che lo stesso medico campano adesso non lavora più in Veneto, ma in Alto Adige, dove i turni notturni sono pagati la bellezza di 120 euro lordi all’ora. Una situazione che rispecchia chiaramente quanto sia grave il problema della carenza di organici negli ospedali.

Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici di Venezia, si è detto preoccupato per la situazione futura: “Dietro l’angolo c’è una nuova tornata di grossi pensionamenti. Dopo la generazione dei baby boomers, nati nei primi anni ’50, presto toccherà a quelli della mia generazione, e sono tantissimi”.

“Ci saranno nuovi buchi da coprire e la Regione deve intervenire, mettendo mano al portafogli. La Regione Veneto è sempre stata fantasiosa e non credo abbia difficoltà a trovare il modo di pagare di più i medici del Pronto soccorso, ad esempio, che sono sul fronte”.

“E poi bisogna evitare sparate assurde per cui i medici che vaccinano prendono 80 euro lordi all’ora contro un medico di Pronto soccorso che in straordinario ne prende 40 e sulla carta dovrebbe fare 38 ore mentre ne fa di solito 48 alla settimana.”

“E sono ore che valgono triplo dal punto di vista dello stress. Bisogna adeguare gli stipendi al mercato e oggi il mercato dice che un medico di Pronto soccorso vale tra gli 80 e i 100 euro lordi all’ora. Questo è quello che prendono i medici delle cooperative. Vuol dire di fatto raddoppiare gli stipendi dei medici dipendenti delle Ulss”.

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