“Grillo padre padrone” | Di Battista scioglie le riserve sulla sua candidatura alle Politiche fra rancori e dispiaceri

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L’ex deputato pentastellato ha voluto chiarire le ragioni della mancata scesa in campo in occasione di questa decisiva competizione elettorale per il Movimento, addossando la maggior parte delle colpe all’atteggiamento di Beppe Grillo

I  duri e puri del Movimento ci avevano sperato, fino all’ultimo.

Ma, com’era prevedibile, alla fine è accaduto.

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Alessandro Di Battista ha annunciato ufficialmente di non volersi auto candidare alle prossime elezioni.

Una decisione che arriva qualche ora fa attraverso un video diretta sui social, nel quale Dibba ha voluto dire la sua sul punto, chiarendo la sua posizione oggi rispetto al Movimento dal quale aveva deciso di fuori uscire.

“Non mi vogliono, Grillo sempre padre padrone”

Le ragioni del mancato rientro, stando per lo meno a quanto Di Battista ha dichiarato, sono imputabili ai suoi ex colleghi.

Questi ultimi, infatti, non vogliono in alcun modo il rientro del barricadero Dibba, da Roberto Fico fino ad arrivare a Beppe Grillo.

Ma non solo.

Non sono neanche arrivate le garanzie richieste dal leader Conte che Di Battista ha definito “un galantuomo“: “Ho parlato con Conte e ho compreso che ci sono molte componenti nell’attuale M5s che non mi vogliono”, ha detto l’ex pentastellato. “Da Beppe Grillo passando per Roberto Fico: non mi vogliono, per una serie di ragioni”.

Ed è parlando del fondatore nonché garante del Movimento che Di Battista ha speso parole veramente dure: “Politicamente oggi non mi fido di Beppe Grillo, che ancora in parte fa da padre padrone. E io sotto Grillo non ci sto”.

Non sono poi mancati i ringraziamenti a Conte, “la persona più onesta e più corretta con me”, ha spiegato. “Abbiamo avuto una interlocuzione molte leale, lo ringrazio. Per me è un galantuomo. Non mi ha mai mancato di rispetto. Credo che abbia veramente a cuore gli interessi del Paese”. Anche se “su alcune posizione abbiamo idee molto diverse”.

Non sono poi mancate le frecciatine agli ex colleghi, spaventati, a detta dell’ex parlamentare, dal fatto che “sia poco imbrigliabile” e che, dunque, potrebbero crearsi non pochi problemi.

Parla in generale, ma sono chiari i riferimenti a pentastellati oggi vicini a Conte e che, fino a poco tempo fa, hanno parlato di Di Battista come un “attila” che distrugge tutto: “Le più gentili erano ‘se torna si deve allineare’ e le meno erano ‘non abbiamo bisogno di lui perché è un distruttore tipo Attila”,quando forse i disboscatori di consensi sono stati altri”. E ancora: “Molti del M5s non mi vogliono”, ha detto. “Nessuno mi ha chiamato e mi ha detto ‘abbiamo bisogno di te’, a parte Danilo Toninelli“, come riporta il Fatto Quotidiano.

E’ tale, il rancora di Dibba, che non manca di attaccare gli ex colleghi anche su questioni più vecchie, quelle del Movimento degli albori.

In particolare quando gli venne impedito di fare il capo politico del Movimento:

“Io di fatto sono stato costretto a lasciare il M5s”, ha detto l’ex pentastellato, “proprio perché soprattutto Grillo ha indirizzato il Movimento” nel “governo dell’assembramento”.

“Ma anche precedentemente io ho avuto momenti difficili, quando fondamentalmente mi hanno impedito di fare il capo politico del M5s evitando di votare, quando non hanno neppure voluto pubblicare i voti degli Stati Generali perché io avevo preso il triplo dei voti di Di Maio”.

“E quindi non si doveva far sapere”. E individua, dopo anni, coloro che posero il veto categorico nei suoi confronti: “Non mi hanno permesso di fare il capo politico tanti esponenti del M5s, praticamente tutti. Ricordo una riunione che ebbi con Luigi Di Maio a casa di Manlio Di Stefano. Luigi mi disse: non ti mettere contro di noi perché siamo di più. Io poi mi ci sono messo, perché non mi interessava essere da solo ma condividere le mie idee. E guardate che fine ha fatto pure Di Maio…”.

Un addio, dunque, che suona come definitivo, anche se non alla politica in generale.

“Nei prossimi mesi”, ha detto Dibba, “insieme ad altre persone creerò un’associazione culturale per fare politica da fuori, per darci una struttura e un’organizzazione civica, per fare cittadinanza attiva perché ci credo tanto, per fare proposte, scrivere delle leggi al di fuori del Parlamento”. “Poi, vedremo in futuro a cosa potrà portare questo percorso”, ha detto.

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