Sconvolgenti previsioni: il caldo record di quest’anno sarà la norma | C’è una data

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L’ondata di caldo che ha colpito tutta l’Europa, in particolare città come Londra, potrebbe essere fra pochi anni la temperatura standard estiva entro il 2035. Le previsioni degli esperti su quello che ci aspetta nei prossimi anni se non si opta per un intervento coordinato su clima ed emissioni

Non ci sono paragoni a cui fare riferimento per poter spiegare l’ondata di caldo che ha colpito l’Europa intera durante questa estate 2022.

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Unico esempio affine è stato il 2003, quando le temperature da record misero in ginocchio tanto l’Italia quanto l’Europa.

Ma il punto della situazione è un altro, ossia che il trend che ci aspetta da qui a pochi anni, precisamente il 2035, è destinato a peggiorare ulteriormente.

Non è il catastrofismo a parlare, ma sono i dati emersi dal report realizzato, fra i vari, dalla CCAG, un gruppo indipendente di esperti provenienti da 11 nazioni che analizza in particolare il tema del cambiamento climatico e dell’ambiente.

Gli analisti sono partiti da un dato in particolare: quello delle temperature che hanno interessato la città di Londra.

Mai come quest’anno, infatti, la metropoli inglese è stata messa in ginocchio da temperature che hanno fatto rasentare la pazzia ai cittadini.

E quello che desta maggiore preoccupazione nel report è il fatto che entro il 2035 quelle londinesi saranno temperature non anomale, ma bensì nella media.

I dati e le prospettive per il futuro.

Il caldo record del 2022 sarà la norma entro il 2035: l’allarme lanciato dagli esperti della CCAG

Come anticipato non si tratterà più del record, e quindi di un’anomalia, ma della norma.

Entro il 2035, infatti, quelle temperature che quest’anno abbiamo giudicato come qualcosa senza precedenti saranno quelle standard, e sono persino destinate a crescere.

Come emerge dall’articolo realizzato 5 giorni fa dall’ente di ricerca indipendente, la situazione è destinata comunque ad andare in questa direzione anche se i paesi tutti si mettessero d’impegno a rispettare pedissequamente gli accordi climatici sottoscritti nell’ambito dei negoziati avvenuti nel 2015.

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Un cittadino londinese si ripara dal caldo come può (Fonte: ANSA)

E’ questo ciò che emerge dai dati messi a punto dal Met Office Hadley Centre sotto commissione del Climate Crisis Advisory Group (CCAG).

Come si può vedere in questo grafico, le temperature medie in tutta Europa sono cambiate con una velocità disarmante.

I dati sottostanti tengono traccia delle temperature a partire dal 1850, mostrando un trend in crescita per il futuro a dir poco pericoloso.

Stando alle attuali previsioni, un’estate media nell’Europa centrale entro il 2100 sarà di oltre 4°C più calda rispetto all’era preindustriale.

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Nella figura vengono riportati i dati previsti e osservati sulla temperatura media estiva in tutta Europa dal Met Office Hadley Center (2022). Le curve rosse sono singole prove del modello, la curva gialla è la media di queste ultime e la linea nera è la temperatura estiva osservata nell’Europa centrale fino al 2021.

La quasi totale sovrapposizione fra la curva nera, ossia la temperatura effettivamente osservata, quella rossa, che è il modello previsionale, e quella gialla, che è la media, da contezza di quanto oramai precisi ed efficaci siano questi modelli nel prevedere l’andamento delle temperature nei prossimi anni a dispetto dei forti scetticismi emersi negli ultimi anni.

Quali sono le possibili soluzioni?

Il punto è proprio questo: se gli accordi di Parigi sugli impegni delle singole nazioni hanno portato ad un nulla di fatto, quali sono i possibili interventi per prevenire un ulteriore riscaldamento globale?

Secondo gli esperti della CCAG, l’azione mitigativa deve orientarsi lungo tre assi che gli esperti hanno definito le 3 R: REDUCE, REMOVE e REPAIR (Ridurre – Rimuovere – Riparare)

  • Ridurre le emissioni in maniera quanto mai urgente e profonda, garantendo una transizione giusta per i cittadini
  • Rimuovere CO₂ e altri gas serra presenti in grandi quantità nell’atmosfera per ridurre da quello che è oggi il totale (che supera i 500 ppm) fino a scendere a 350 ppm
  • Riparare quelle che gli esperti hanno definito come le “parti danneggiate” del sistema climatico, a partire dall’Artico; Secondo gli studiosi indipendenti della CCAG, per poter ripartire e sostenere il nostro clima è necessario che l’Oceano Artico, che oggi si è già riscaldato a 3,5° rispetto ai livelli pre industriali, venga ricongelato.

Quest’ultima variabile, si legge sul loro sito, è fondamentale per poter consentire agli addetti al settore e a noi tutti di prendere tempo rispetto alle prime due R.

Il caldo record a Londra dovrebbe farci riflettere

Mai come quest’anno la città di Londra è stata colpita da un’ondata di caldo che ha ben rappresentato i cambiamenti in atto.

Come riportato sempre dal Met Office, infatti, lo scorso luglio una temperatura di 40.2°C è stata registrata a London Heathrow alle 11.50.

E’ per tale ragione che l’ufficio metereologico lanciò lo scorso mese l’allerta rossa che aveva coperto gran parte dell’Inghilterra centrale, settentrionale e sud-orientale, incluse Londra e Manchester.

Impossibile, dunque, ignorare cambiamenti così evidenti, come è impossibile continuare a sostenere questo trend nella speranza che qualcuno intervenga per noi.

Ciascuno, in questo caso, fa una parte più grossa di quella che possa immaginare, sia nel senso negativo che positivo.

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