Blocco Navale, Meloni vuole aiutarli a casa loro | Ma in Libia le torture sono agghiaccianti

Per cercare di arginare l’alto numero di migranti sbarcati a Lampedusa nelle ultime settimane (in particolare in questi ultimi giorni) la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è tornata a rilanciare l’idea del blocco navale. 

La numero uno del partito di destra sovranista, che stando ai sondaggi potrebbe diventare la prima premier donna della storia d’Italia, sostiene il blocco navale sia l’unico modo per mettere un freno all’immigrazione clandestina e fermare “la tragedia delle morti in mare”.

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Ma in cosa consisterebbe il blocco navale, più volte caldeggiato dalla destra negli ultimi anni? Si tratterebbe di fatto di un’azione militare che prevede l’impiego delle forze armate per bloccare i porti.

Proprio per questo motivo, secondo il diritto delle Nazioni Unite il blocco navale è consentito solo in casi estremi di legittima difesa, vale a dire aggressione oppure invasione.

Ecco perché Giorgia Meloni ha cercato di correggere il tiro, affermando che la sua idea è quella di una “missione europea”, che avrebbe come obiettivo quello di bloccare le partenze, collaborando con le autorità della Libia.

Il terribile video delle torture al giovane Mazin 

Ma la proposta della numero uno di Fratelli d’Italia rischia di condannare a morte tantissime persone che sono prigioniere nei lager libici e che vedono come unica possibilità di salvezza l’approdo in Italia.

Proprio in queste ore sta suscitando sconcerto e indignazione un video pubblicato su Twitter da Luca Casarini. Il capomissione di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma che soccorre esseri umani che rischiano di morire nel Mediterraneo centrale, è venuto in possesso del filmato grazie alla rete Refugees in Libya.

Nel video si vede Mazin, un ragazzo di 15 anni che viene costretto a terra, in un angolo, seminudo. Il giovane viene picchiato con un bastone e minacciato con un mitra a pochissima distanza dal viso. Il filmato riporta tutta la disperazione di Mazin, che piange e implora pietà ai suoi aguzzini.

Il ragazzo è un giovane attivista, originario del Darfur ma domiciliato a Gargaresh, un quartiere di Tripoli dove trovano rifugio tantissimi profughi e migranti. Per lungo tempo ha lottato per i diritti di ragazzi e ragazze come lui ed è diventato noto anche per la cosiddetta “protesta dei 100 giorni”, che lo ha visto protagonista assieme a tanti altri migranti.

“Salvini e Meloni, fatelo vedere ai vostri figli”

Mazin si è infatti piazzato per tre mesi davanti alla sede tripolitana dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati dopo la retata delle forze speciali libiche a Gargaresh. In seguito il 15enne è stato arrestato e condotto nel campo di Ain Zara, come spiegato anche da Casarini.

“Fallo vedere ai tuoi figli, Matteo Salvini, dove vuoi lasciare queste donne, uomini e bambini – scrive Luca Casarini nel suo tweet – E anche tu, Giorgia Meloni, faglielo vedere, tu che sei cristiana, cosa vuol dire ordinare la crocifissione per migliaia di poveri cristi”.

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