“Democrazia a rischio”: Le Iene gridano all’arme brogli elettorali all’estero | Qual è la verità?

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Le Iene denunciano, seppur con il tipico pressapochismo televisivo, i brogli elettorali all’estero. Il grande problema delle compravendite delle schede bianche ma anche del mancato diritto al voto rimangono, sebbene il numero dei parlamentari eletti all’estero sia alquanto esiguo. E rimane soprattutto ambiguo l’atteggiamento del Sud America, dove si denunciano brogli a due giorni dal voto senza tuttavia indicare colpevoli

Si è parlato di democrazia a rischio nella puntata di ieri de Le Iene, in onda su Italia 1.

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(Le Iene)

Il tema era già stato trattato ampiamente in occasione delle elezioni del 2018: quello della compravendita dei voti all’estero.

Un fenomeno, questo, che mette in luce le carenze della struttura democratica ma che viene, come d’altro canto accade spesso, affrontato con un atteggiamento anche alquanto pressapochista tipico delle dinamiche televisive.

Ma non solo. Il problema è stato denunciato dal MAIE a due giorni dal voto, ma senza individuare colpevoli.

Quasi a dire: “Sappiamo che ci sono 25mila schede false ma non sappiamo di chi è colpa”. Un atteggiamento che il Fatto Quotidiano, a ben vedere, ha definito ambiguo.

Ma quanti sono i parlamentari eletti all’estero? Che dimensioni ha realmente questo fenomeno?

Brogli elettorali all’estero: come sta realmente la situazione?

Partiamo, anzitutto, dai numeri.

I deputati eletti con l’ultima tornata elettorale all’estero sono, in tutto, 7: quattro deputati e tre senatori.

Due del centrodestra, Simone Billi (Europa) e Andrea Di Giuseppe (Nordamerica), due del Maie, il Movimento associativo italiani all’estero fondato in Argentina nel 2007, che elegge un deputato e un senatore, entrambi in Sudamerica: Franco Tirelli per la Camera e Alejandro Borghese per il Senato, e il Movimento Cinque Stelle che elegge in Europa Federica Onori.

Tutti gli altri del PD: Nicola Carè (circoscrizione Africa-Asia-Oceania), Christian Di Sanzo (Nordamerica), Fabio Porta (Sudamerica) e Toni Ricciardi (Europa).

Al Senato passano invece Andrea Crisanti (Europa), Francesco Giacobbe (Africa-Asia-Oceania) e Francesca La Marca (Nordamerica) (Fonte: SkyTG24).

Numeri, dunque, indubbiamente esigui rispetto all’allarme lanciato da Le Iene sullo stato di pericolo in cui starebbe versando la nostra democrazia, ma che sollevano fortissimi dubbi, tutti fondati, sul fosco iter elettorale all’estero.

Il caso delle 25mila schede false

Se Le Iene hanno trattato i brogli in Germania, dove si organizzano addirittura pranzi elettorali per lo scambio di schede, il caso più eclatante rimane senza dubbio quello dell’Argentina.

Due giorni dopo le elezioni, infatti, mentre in Italia si sprecavano i dibattiti sull’analisi del voto, alla Camera avveniva un incontro ignorato da tutta la stampa.

Come riporta il Fatto Quotidiano, una frettolosa conferenza stampa è stata convocata  dagli eletti all’estero in Sud America, con l’obiettivo di “denunciare” i brogli elettorali avvenuti anche in queste elezioni.

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(Screen: RadioRadicale)

L’evento non ha avuto particole rilievo, probabilmente, soprattutto per l’esiguità dei numeri che lo caratterizzano.

Sono in totale 12, infatti, i parlamentari candidati all’estero, di cui 7 eletti.

Ma il tema non è da poco.

Nella conferenza sono state infatti denunciate situazioni ai limiti del Far West: buste elettorali in giro per tutto il Sud America molte delle quali contraffatte e certificazioni false.

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(Le Iene) Schede elettorali falsificate vendute in Germania

Elementi, questi, sufficienti a chiedere l’annullamento della procedura delle elezioni all’estero, ma che nessuno dei diretti interessati, neanche coloro che denunciano la situazione, osa fare.

25mila, in tutto, le schede false che sono circolate nelle circoscrizioni consolari argentine di Rosario e La Plata, come segnalato da Fabio Porta, Ricardo Merlo e Alejandro Borghese del Maie.

I brogli, dunque, esistono e sono numerosi, e non solo in Sud America, come segnalato da Le Iene, che hanno denunciato una situazione indubbiamente ai margini dell’accettabilità in democrazia pur con il modus operandi discutibile che li contraddistingue spesso.

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