Debora Serracchiani non conosce la sua Regione: la gaffe sul Vajont è clamorosa

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La gaffe della piddina non viene perdonata su Twitter, dove il post è rimasto fino a pochissimo tempo fa

Una figuraccia non da poco quella di Debora Serracchiani, ex governatrice del Friuli Venezia Giulia.

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La deputata del Partito Democratico ha deciso di condividere un post per commemorare il disastro del Vajont, cadendo vittima di uno scivolone eclatante.

Il post su Twitter, infatti, contiene inesattezze non da poco, che hanno messo in luce la sua impreparazione sul tema.

E nonostante la gaffe abbia fatto il giro del web, il post è rimasto lì per moltissimo tempo, dando la possibilità di far scrivere commenti di ogni tipo.

E Dagospia ironizza: “Le si è scaricato il telefono o si è addormentato il social media manager?”.

Debora Serracchiani, la figuraccia su Twitter diventa virale

In occasione dell’anniversario della tragedia del Vajont, la deputata ha voluto condividere un tweet di commemorazione per le vittime del disastro.

Se, tuttavia, le intenzioni iniziali erano più che nobili, nei fatti quella celebrazione si è trasformata in una gaffe clamorosa.

L’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia, che ora ha eliminato il post, aveva scritto:

“Non dimentichiamo le vittime e la catastrofe di 59 anni fa con il crollo della diga del Vajont, una tragedia in cui persero la vita oltre 2000 persone. Una ferita dolorosa per #FVG e per l’Italia intera”.

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Peccato, però, che le cose non siano andate esattamente così.

Il disastro del Vajont, che si verificò il 9 ottobre del 1963, è stata in realtà una frana che precipitò dal monte presente sopra il pendio dell’omonima valle nelle acque del bacino alpino realizzato con la diga che porta lo stesso nome.

L’acqua contenuta straripò, provocando l’inondazione dei paesi vicini, in particolare di Longarone.

La tragedia provocò la morte di 1.917 persone, tra cui 487 bambini e ragazzi con meno di 15 anni.

Le cause della tragedia, dopo un dibattito durato decenni, furono attribuite ai dirigenti della SADE, l’ente che inizialmente gestì l’opera prima che venisse nazionalizzata.

La conformazione idrogeologica dell’area, infatti, si scoprì non essere minimamente adatta ad accogliere un serbatoio idroelettrico.

Un’informazione, questa, di cui dirigenti e progettisti erano a conoscenza, ma che ignorarono deliberatamente.

Ma non solo non si trattò come scritto dalla Serracchiani, del crollo della diga ma della montagna che era franata, ma la tragedia non riguardò in alcun modo il Friuli Venezia Giulia ma un’altra regione: il Veneto.

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Longarone, infatti, come ha fatto notare un utente, è in provincia di Belluno, e dunque in Veneto.

“La diga non è crollata e la maggior parte delle vittime erano di Longarone che è in Veneto. Almeno “Vajont” di Marco Paolini potevi guardarlo”, ha scritto un altro utente ancora.

C’è chi ha anche specificato come la diga sia ancora perfettamente in piedi:

“Non solo la diga NON è crollata, ma la parte alta del sistema idraulico del Grande Vajont è ancora perfettamente funzionante e questa estate ha garantito acqua ad 1/3 del Veneto.”

C’è chi poi, ancora, ha fatto notare come le informazioni sulla tragedia fossero contenuta nello stesso trafiletto di giornale da lei pubblicato, e che sarebbe bastato leggerlo per evitare la figuraccia.

Vani, dunque, gli appelli e le commemorazioni realizzate in occasione del 59esimo anniversario, in particolare quello di Padrin, il sindaco di Belluno.

Il primo cittadino ha infatti dichiarato: “Ora tocca ai giovani farsi carico della memoria del Vajont”.

Certamente, ma anche la classe dirigente dovrebbe farlo.

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