Self made woman o raccomandata? | Chi è davvero Vittoria Zanetti?

Alla scoperta di Vittoria Zanetti la self made woman di Repubblica letteralmente per tutto il 2022, fino alla fine.

Un po’ come è stato per Carlotta Rossignoli, la stampa ha un certo fascino per le eccellenze tutte italiane. Nulla di sbagliato, si intende, anzi è sempre bene puntare i riflettori intorno a chi ce l’ha fatta e brilla di luce propria in un mondo sempre più competitivo e performante. Il problema, però, nove volte su dieci è la narrazione tossica attorno al successo e all’affermazione personale, soprattutto se questo non è così limpido come si vuole vendere.

Vittoria Zanetti
Vittoria Zanetti, la sua storia (periodicoitaliano.it)

Attenzione però: non si intende in questo contesto sminuire la fatica e i risultati raggiunti, solo smontare l’artificiosa retorica del sacrificio e della vita senza nemmeno un momento di noia per non essere bollati come falliti, scansafatiche e reietti della società. Peccato che la noia, la stessa che i latini chiamavano più aulicamente e poeticamente “otium”, sia un sentimento più che necessario, tant’è che perfino il poeta Giacomo Leopardi ne parlava più che positivamente.

Le cose però sono cambiate da allora e si preferisce sempre e comunque l’alta velocità condita da frasi fatte come “volere è potere” o ancora “i sacrifici sono importanti”. E tra questi sacrifici che temprano l’animo umano anche alle peggiori intemperie, quello massimo è la presunta gavetta mista a umiliazione e abnegazione costante, i soli principi su cui si può costruire un successo duraturo.

Peccato che non sempre sia così e che molto in tal senso, oltre dalla fortuna e dal talento, dipenda dalle condizioni di partenza di ciascuno individuo che se svantaggiate non potranno mai eguagliare al 100% fenomeni italici del nostro tempo come Carlotta Rossignoli o Vittoria Zanetti.

Vittoria Zanetti ovvero la self made woman col trucco e con l’inganno

Se della studentessa sappiamo anche fin troppo, però, poco e nulla ci dice all’apparenza il secondo nome. Eppure, bastava entrare sistematicamente su Facebook per trovare sempre lo stesso articolo: “Ho fatto la cameriera, la caposala e barista” aveva raggiunto solo i livelli di “Io sono Giorgia, sono una madre, sono una cristiana” per intenderci. Vittoria Zanetti, infatti, è stata il modello di Repubblica da seguire, perseguire e far conoscere per tutto il 2022.

La sua storia, infatti, è piaciuta così tanto da essere stata ricondivisa nel giro di un anno ben cinque volte. Insomma, un vero fenomeno dell’imprenditoria e lo è davvero se nel giro di 4 anni ha aperto ben 105 punti vendita Poke House in 7 Paesi, per un fatturato di oltre 40 milioni di euro nel 2021. Sempre nel famoso articolo, la Zanetti spiegava come il suo successo fosse dovuto solo alla sua dura ed estenuante gavetta: “Non c’erano orari fissi, i miei superiori erano molto severi, si lavorava duramente. Sono state esperienze ‘toste’, ma mi sono servite tantissimo”.

E poi, finalmente, dopo tanta fatica, la meritocrazia ha fatto il suo corso, o forse no. A dire in realtà come stanno le cose è stato su Facebook l’analista politico Riccardo Pennisi che ha smontato punto dopo punto la parabola ascendente di Veronica Zanetti. A meno che non si sia capi di se stessi, è difficile non vivere un’esperienza lavorativa simile. Ma allora, perché Vittoria Zanetti ce l’ha fatta? Oltre alla bravura e alla caparbietà, cosa ha fatto la differenza?

Lo spiega lo stesso Pennisi: “Era erede di una famiglia che fattura 550 milioni l’anno con una multinazionale alimentare, e il suo progetto di portare il poke in Italia è stato finanziato dal fondo di investimenti di Angelo Moratti”. Insomma, alla base c’era una sicurezza economica non da poco, la gavetta e i sacrifici sono stati solo una palestra e quando ha potuto, ha disdetto l’abbonamento, a differenza di molti altri giovani che non possono.

Articolo di Karola Sicali

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