Il macellaio di Bilbao e il ricordo di Maradona: “Il mio nome sempre legato al suo. Non ho voluto fargli male”

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Maradona Goikoetxea

Nato in un piccolo pueblo basco (Alonsotegi, in Biscaglia) Andoni Goikoetxea Olaskoaga – con i suoi due apellidos baschi – è stato un simbolo dell’Athletic Club di Bilbao a cavallo tra il 1975 e il 1987:

per lui due campionati nella prima metà degli ’80, una Copa del Rey, una Supercoppa di Spagna e un soprannome infamante – el carnicero de Bilbao, il macellaio di Bilbao.

Il soprannome gli fu attribuito dopo che al Camp Nou di Barcellona, il 24 settembre 1983, ruppe la caviglia di Diego Armando Maradona in tre punti diversi.

Un intervento da macellaio che gli costò otto giornate di squalifica (poi ridotte a sei) e che portò il quotidiano britannico Times a inserirlo al primo posto della classifica dedicati ai calciatori più duri della storia.

A commento della scelta, un paio di caustiche righe colme di luoghi comuni sulla Spagna (senza sapere che si parla di un basco, non di un iberico qualunque):

“Affrontare questo hombre meschino era un po’ come affrontare l’Inquisizione spagnola. Al Macellaio di Bilbao mancava chiaramente almeno un gambero nella sua paella e si dilettava nel ridurre in macerie i nomi delle stelle. In un posto d’onore nel soggiorno di El Sod si trovava una teca di vetro, contenente una scarpa da calcio. La scarpa che aveva usato per distruggere i legamenti della caviglia di Diego Maradona. Aye caramba!”

Il 5 maggio del 1984, al Santiago Bernabeu di Madrid, l’ultima gara di Maradona con la cascca azulgrana.

Vincono i leoni di Bilbao grazie alla rete di Endika.

A fine match, una maxi rissa – culmine delle tensioni tra Athletic Club e, soprattutto, Diego Armando Maradona.

Che da quel momento sarà in fissa con la rissa.

Goikoetxea su Maradona: “Il mio nome sempre legato al suo”

A qualche giorno dalla morte di Diego Armando Maradona, Goikoetxea (attualmente fermo dopo aver guidato la Guinea Equatoriale sino al dicembre del 2014) ha raccontato a Calcionapoli24: “Il mio nome sarà sempre legato al suo. Non gli ho stroncato la carriera, i napoletani ne sono testimoni”.

L’ex difensore basco ha quindi proseguito: “Da quel fallo che gli costò l’infortunio il mio nome è stato sempre collegato a Maradona. Nonostante con la maglia dell’Athletic Bilbao abbia vinto campionati e trofei e sia stato un giocatore importante della Nazionale spagnola e dell’Atletico Madrid, in molti mi ricordano soprattutto per il fallo commesso ai suoi danni”.

Fa mea culpa, ma cerca di spiegare al meglio quanto accaduto: “Ho commesso un errore, è chiaro, aggiunge , ma non ho mai voluto fargli del male e lui l’ha capito. Ero un giocatore duro, non cattivo. Dopo 3 mesi era di nuovo in campo a fare prodigi, e credo si sia esagerato parlando di quello che è successo”.

A dieci anni di distanza, il nuovo incontro tra il carnicero e il pibe de ore: “in occasione della partita a Bilbao, andai a trovarlo in albergo. Sembrerà incredibile, ma non parlammo minimamente di quello che era successo. Parlammo tranquillamente delle nostre famiglie, delle nostre vite davanti a un caffè. Ridevamo e scherzavamo come se niente fosse, non sentii il bisogno di scusarmi e lui il bisogno di perdonarmi. Era tutto passato e questo dimostrava chi fosse Maradona fuori dal campo di calcio: una persona gentile e sorridente. Ci scattammo una foto insieme e firmammo insieme un autografo che conservo gelosamente”.

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