Politici, sì, ma anche imprenditori: ecco chi è in conflitto di interessi in Italia

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Politici indaffarati

Chi sostiene che i politici in Italia non facciano nulla si sbaglia: semplicemente i politici fanno altro rispetto alla politica. Non esiste schieramento politico o ideologia capace di superare l’individualismo e il senso d’affare dei nostri politici che forse si difenderebbero dicendo che sono solo stakanovisti.
Ecco una compendio di pochi casi, i più eclatanti, di politici diversamente indaffarati.

Politici e imprenditori: il dilemma della scelta

Il nome di Matteo Renzi non può non comparire anche in questa particolare classifica. Già criticato per il caso doppia poltrona-doppio stipendio, il politico fiorentino è un po’ tutto: conferenziere, giornalista per una testata araba e pura imprenditore. Pare infatti che abbia inaugurato la Ma.Re, una società di consulenza.

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Se Renzi è unico, purtroppo è imitabile: si stima siano 196 parlamentari che, durante la legislatura, hanno avviato imprese o assunto cariche in consigli di amministrazione o non hanno sospeso i loro affari privati, che il Senato non prescrive e la Camera non condanna. Il conflitto di interessi in Italia non esiste, esistono solo politici poliedrici.

Francesco Bonifazi, Federico Lovadina, Emanuele Boschi, giurando fedeltà eterna a Renzi, ne condividono anche la condotta: sono soci al 27% di di Lbr servizi, in quota Homepal. La Banca BPer dice qualcosa?

Ma non sono pionieri nel campo: Adriano Galliani, Niccolò Ghedini e Salvatore Sciascia erano già dirigenti ‘Fininvest’, la cassaforte della famiglia Berlusconi.

Il leghista Dario Galli si barcamenava tra il ruolo di viceministro allo Sviluppo economico, governo Conte primo, e presidente della ‘Ticino Holding’ che possiede al 50% Ticinio Past: la plastica è economica, ma il suo sviluppo tutt’altro che sostenibile nel lungo periodo.

È il politico del momento, è il politico dei millenials, è il politico del futuro, eppure Alessandro Zan ha sempre un occhio di riguardo per il passato: il ‘Pride Village’, “Il più grande evento Lgbt+ d’Italia”, è senza dubbio orgoglio del politico del pd, essendo il suo fondatore. Non solo: Zan è azionista di maggioranza  e amministratore unico di ‘Be proud srl’, la società organizza concerti, spettacoli e dibattiti nei tre mesi del Pride Village alla fiera di Padova.

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Va dato atto a Zan che è l’unico che però parla della vicenda: “La Be proud è una società di scopo che gestisce solo il Pride Village a Padova. Io non ho alcun compenso e non c’è alcun ritorno economico. Tutto quello che incassa lo reinveste e quindi non fa alcun tipo di utile. La società è nata perché l’Arcigay non poteva seguire la gestione del Village per motivi fiscali”.

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