Cosa è successo a Massimo D’Alema? I socialisti europei rivogliono mezzo milione dall’ex premier

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massimo d'alema

I socialisti italiani ed europei chiedono indietro a Massimo D’Alema qualcosa come mezzo milione di euro. 

E’ la vicenda che vede protagonista l’ex leader della sinistra italiana, oltre che ex presidente del Consiglio. Sono 25 in tutto le fondazioni che hanno deciso di portare D’Alema davanti ad un tribunale europeo (una di queste, “ItalianiEuropei”, è stata fondata proprio dal politico romano).

Il motivo? Proprio quel mezzo milione di euro che D’Alema avrebbe ricevuto dalla Feps, la Fondazione dei Socialisti Europei che racchiude tutte le fondazioni europee della sinistra.

Per farla breve, il compenso annuale di 120.000 euro che D’Alema riceveva dalla Fondazione è stato oggetto di una contestazione sulla legittimità di tali retribuzioni (con l’arrivo del nuovo segretario Laszlo Andor, ndr).

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Lo screzio cresce fino a diventare talmente profondo da sfociare in tribunale. Un amareggiato D’Alema ha già fatto sapere di non temere di andare in giudizio: “Alla fine sarò io a chiedere i danni”, fa sapere l’ex premier.

Sostanzialmente, l’accusa rivolta a D’Alema non è sull’illegalità di quelle retribuzioni, ma piuttosto sull’aver intavolato un accordo personale con l’ex segretario generale, Ernst Stetter.

D’Alema furioso: “Vendetta politica, spiegherò tutto”

D’Alema non ci sta e parla di “vendetta politica” che si starebbe consumando ai suoi danni.

“Dopo l’uscita dal Parlamento avevo molte offerte di lavoro. In particolare da una società inglese che organizza eventi internazionali, Chartwell, che mi offriva quattro volte quello che poi ho preso dalla Fondazione – spiega D’Alema all’Huffington Post – Il segretario generale Ernst Stetter mi propose di concentrare tutto il mio impegno sul lavoro della Fondazione, proponendomi un contratto che prevedeva anche una clausola di esclusività, per remunerare le mie prestazioni che andavano al di là della mia normale attività di presidente”.

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D’Alema aggiunge che una società di contrattualistica belga, Securex, fece sapere a Stetter “che era possibile retribuirmi per funzioni diverse da quelle di presidente”. L’ex presidente del Consiglio è certo che “tutto verrà chiarito”.

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