L’incubo dei bambini nei centri detentivi: freddo, malattie e cibo rancido

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Centri detenzione immigrati

I bambini rinchiusi nei campi d’asilo negli States denunciano una situazione di negligenza, sporcizia e paura.

La BBC, attraverso un’inchiesta, fornisce un racconto delle condizioni di 20.000 migranti bambini, tra temperature glaciali, malattie e sporcizie.

Vivere’ nei centri detentivi

Il Messico è separato dal Texas solo dall’imponente fiume Rio Grande, che quasi ogni mese viene attraversato da un numero elevatissimo di migranti. Tra marzo e aprile 36.000 bambini, non accompagnati, sono giunti sulle coste americane.

Biden, disconoscendo la politica di Trump, ha consentito l’accesso ai bambini non accompagnati richiedenti asilo, eppure nemmeno la nuova amministrazione sembra essere in grado di gestire l’emergenza migrazione. Chi fugge dal Mexico infatti è spaventato anche dal trattamento che può ricevere nel centro migranti.

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Jordy, 17 anni, è spaventato di essere rinchiuso in una ‘cella frigorifera‘ e di essere sottoposto a un duro interrogatorio.

I bambini che arrivano vengono privati di lacci e cinture, potrebbero essere armi per tentare il suicidio, e poi vengono divisi nei centri detentivi sparsi nel Paese.

I centri, d cui 13 nuovi, sono spesso strutture fatiscenti o inadeguate che contengono più del decuplo delle persone che potrebbero essere ospitate, spesso accomodate su materassi sottili e coperte con alluminio. Gli ospiti non possono rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

La BBC ha però contattato immigrati rilasciati per farsi raccontare le condizioni dei campi, in particolare quello di Donna, in Texas, le cui immagini hanno destato scalpore a Marzo.

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Ariany, 10 anni, di cui 22 giorni passati in detenzione, racconta la sua esperienza: “avevamo molto freddo e non c’era spazio. Dividevamo due materassini in 5 ragazze.”

La sorella Cindy dice che: “c’erano 80 donne in un cubicolo e sotto le coperte tutti i bambini sono ancora bagnati.

Altre testimonianze invece raccontano di cibo scaduto, non cucinato appropriatamente o guastato, tali da causare intossicazioni ai bambini.

Le condizioni igieniche sono precarie. Docce non sempre permesse, al massimo una volta a settimana, e pulizia dei cubicoli sovraffollati inesistente, che diventava un’arma di ricatto psicologico:”a volte ci dicevano che se continuavamo a sporcare, ci avrebbero punito e ci avrebbe tenuto più del dovuto nel centro detentivo”.

 

 

 

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