“Non integrata abbastanza”: la cittadinanza negata per un tamponamento

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jurida cittadinanza negata

Si sa: la burocrazia e la legislazione in Italia possono essere, per tutti, un grosso problema , soprattutto quando ci vanno di mezzo diritti da far valere. E la protagonista di questa storia assurda ne sa sicuramente qualcosa, in quanto proprio a causa della legislazione e di alcuni suoi aspetti poco noti si è vista negare la cittadinanza italiana.

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Si chiama Jurida Kukaleshi, albanese di 41 anni e da 23 anni in Italia, sposata con un italiano di Roma e madre di due figli. Nel marzo 2005 Jurida è protagonista di un banale incidente in auto, un semplice tamponamento, che avviene lungo la Salaria – nella Capitale.

L’anziano  – vittima del tamponamento – inizialmente scende per una constatazione amichevole ma poi “forse a causa dei sette giorni di prognosi messi a referto, preferì andare per via legali “, come racconta la stessa Jurida. La sentenza viene emessa quattro anni più tardi nel marzo 2009: Jurida viene condannata per lesioni a una multa di 600 euro.

Il tutto però viene condonato grazie a un’amnistia del 2006 e questa azzera di conseguenza la multa e la condanna ai danni di Jurida . La donna a questo punto arriva addirittura a dimenticarsi dell’incidente, del resto un banale tamponamento non è certo un evento epocale da ricordarsene a vita: tutti, chi più chi meno, ne ha subito o provocato uno.

A questo punto però si affaccia nella vita della giovane donna albanese la burocrazia italiana. Jurida nel 2017 aveva fatto richiesta di cittadinanza italiana ma il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione ha sancito che la donna non è in possesso delle caratteristiche per poter ottenere la cittadinanza .

L’avvocato: “Mai visto niente di simile in tanti anni di lavoro”

Le ragioni di questo categorico rifiuto sono da ricercarsi proprio in quell’incidente avvenuto nel 2005. Il dipartimento spiega: “La Signoria Vostra non sembrerebbe aver prova di aver raggiunto un grado sufficiente di integrazione nella comunità nazionale“.

La lettera del Dipartimento prosegue indicando che l’integrazione comincia soprattutto dal rispetto della “legge penale vigente nell’ordinamento giuridico italiano”. Insomma, la povera Jurida è accusata di aver mancato rispetto alla legge italiana e per questo non può ottenere la cittadinanza, in barba ad oltre un ventennio sul territorio.

A questo punto viene da domandarsi come sia possibile che una multa di 600 euro condonata per un’amnistia precedente abbia ancora gli stessi effetti. E se lo domanda anche l’avvocato difensore di Jurida, Abukar Hayo: ” Non ho mai visto niente di simile in tutti questi anni di lavoro. Negare la cittadinanza per una multa da 600 euro ha un sapore diverso dalla normalità dei casi. Senza contare che l’amnistia ha cancellato tutto “.

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