Terremoti a Firenze, l’esperto mette in guardia – e sull’ipotesi scosse più forti…

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Sono oltre 200 le scosse che hanno fatto tremare tutta l’area di Firenze in questi ultimi dieci giorni, alcune delle quali nettamente avvertite dalla popolazione. 

Lo sciame sismico, che vede come epicentro la zona compresa tra i comuni di Impruneta e San Casciano Val di Pesa, a pochi chilometri dal capoluogo toscano, ha avuto come ‘picchi’ quattro scuotimenti sismici di magnitudo superiore a 3, che hanno preoccupato non poco tutta la popolazione di Firenze (ma anche di Prato, Pistoia e aree limitrofe).

La prima scossa di terremoto si è verificata lo scorso 3 maggio: la magnitudo 3.7, rilevata allora dall’INGV, è la stessa dell’ultimo movimento tellurico di una certa consistenza, verificatosi alle 23:12 di giovedì 12 maggio.

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Terremoti che stanno mettendo molta ansia tra la popolazione, tanto che qualcuno è anche sceso in strada per il grande spavento. Ma cosa può accadere nel prossimo futuro? Potrebbero verificarsi anche scosse più forti?

Ha provato a fare chiarezza Carlo Meletti, direttore della sezione di Pisa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Intervistato dal quotidiano La Repubblica, Meletti ha ricordato come le zone immediatamente prossime all’attuale epicentro abbiano fatto registrare in passato terremoti anche molto forti.

I terremoti del 1895 e del 1919 fanno paura 

“La città ha la caratteristica di essere in mezzo tra il Mugello che è molto sismico, a Nord, e il Chianti, a Sud – dice Meletti al quotidiano La Repubblica – Nel 1919 proprio dal Mugello è partito un terremoto distruttivo con magnitudo di 6.4. Nel 1895 c’è stato invece un sisma stimato del 5.5 proprio nella zona dove si registrano gli epicentri in questo momento”.

Meletti ha poi voluto chiarire come sia sbagliato il termine ‘sciame’ per definire i continui terremoti fiorentini. La dicitura ‘sciame’ viene infatti utilizzata quando si hanno terremoti all’incirca della stessa magnitudo: “Questa è una sequenza, perché si susseguono terremoti più grandi e più piccoli”, spiega il sismologo, che poi mette in guardia su ciò che potrebbe accadere in futuro.

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Meletti, infatti, afferma con una certa convinzione che ci saranno altre scosse e che potrebbero essere anche più forti di quelle che si sono verificate finora.

“Quanto forti non lo possiamo affermare perché non sappiamo quanta energia deve ancora liberare la faglia – dice il sismologo al quotidiano La Repubblica – Certo, non si può escludere che arrivino scosse più violente di quelle registrate fin qui ma, nel breve periodo, non siamo in grado di dire qual è la probabilità che questo accada”.

La faglia del Chianti non è lunga, ma il rischio c’è 

Infine, Carlo Meletti ha voluto smentire l’ipotesi che tanti terremoti possano scaricare la forza prodotta dal movimento di una faglia: il sismologo ha ricordato quanto accaduto all’Aquila, quando si verificò il terremoto distruttivo il 6 aprile 2009 dopo mesi di scosse.

La faglia del Chianti è lunga una decina di chilometri, teoricamente non abbastanza per generare terremoti di magnitudo molto elevata, come avvenuto ad esempio ad Amatrice.

Tuttavia, l’esperto non rassicura nemmeno su questo aspetto: “Il punto, però, è che una faglia può rompersi tutta in una volta o in più volte, e questo cambia le carte in tavola dal punto di vista della potenza sviluppata”.

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