Blitz al Jova Beach Party, accuse di lavoro nero (poi rientrate) | Jovanotti si sfoga: “Econazisti”

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Guai a non finire per il Jova Beach Party, il tour di Jovanotti nelle spiagge italiane che riscuote sempre molto successo di pubblico ma che viene investito anche da una valanga di polemiche, specialmente sul piano ambientale. 

Nei giorni scorsi l’Ispettorato del Lavoro ha messo a segno un blitz a Lido di Fermo, assieme ai carabinieri locali, proprio dove erano i corso i preparativi per il Jova Beach Party. Il tour di Jovanotti, cominciato lo scorso 2 luglio a Lignano Sabbiadoro (terminerà il 10 settembre all’aeroporto di Bresso, vicino Milano), ha fatto tappa ieri sera proprio a Lido di Fermo, ma il concerto ha rischiato grosso dopo il blitz.

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Le verifiche effettuate dall’Ispettorato del Lavoro e dai carabinieri hanno infatti portato alla sospensione di quattro ditte (in tutto quelle che operano nel tour sono 15, ndr) perché facevano lavorare in nero 17 addetti. I lavoratori venivano tutti impiegati come facchini.

Tuttavia, nel giro di appena 24 ore, per tre aziende è stata decisa la revoca della sospensione e la possibilità di far riprendere a lavorare regolarmente i loro addetti. La situazione è quindi tornata alla normalità.

Il fondatore e amministratore delegato di Trident, la società che organizza i concerti del celebre cantante da circa 30 anni, ha fornito ulteriori chiarimenti sull’accaduto.

Jovanotti attacca i contestatori: “Siete econazisti”

“Si è trattato di ciò che va sotto il nome di “inadempienze formali” e in breve tempo sono stati prodotti i documenti mancanti che hanno motivato le sospensioni – spiega Massimo Salvadori – I controlli sono durati cinque o sei ore e tutte le aziende e tutti i lavoratori direttamente contrattualizzati da Trident erano a norma. Le irregolarità contestate e sanate riguardavano solo le ditte contattate specificamente per la data di Fermo”.

Alle ditte sospese veniva contestato il fatto che non avevano provveduto a comunicare alle autorità la provenienza degli addetti. “Ma la norma è chiara: c’erano 24 ore di tempo per farlo e appunto ci si è riusciti”, ha aggiunto Salvadori.

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Non poteva mancare l’affondo anche da parte di Jovanotti, che è intervenuto per difendere il suo Jova Beach Party e per attaccare chi lo critica sul presunto lavoro nero nei suoi live.

“Se voi, econazisti che non siete altro, volete continuare ad attrarre l’attenzione utilizzando la nostra forza, sono fatti vostri – tuona Lorenzo Cherubini su Instagram – Il nostro è un progetto fatto bene che tiene conto dell’ambiente”.

In una diretta Instagram, Jovanotti e Massimo Salvadori hanno poi fornito ulteriori dettagli sull’accaduto.

“Non devastiamo niente, ripuliamo le spiagge”

“Ci hanno dato 1400 euro di multa perché in un’area del cantiere mancava il nastro bianco e rosso per delimitarlo, che probabilmente si era strappato. È come un divieto di sosta. È l’unica contestazione che è stata fatta”.

“Jova Beach Party non mette in pericolo nessun ecosistema – ha concluso Jovanotti – Non devastiamo niente. Anzi, le spiagge le ripuliamo e le portiamo a un livello migliore rispetto a quando le abbiamo trovate e questo ce lo riconoscono tutte le amministrazioni locali”.

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