Il M5S caccia i contrari al governo Draghi. Il nuovo gruppo pensa al simbolo dell’Italia dei Valori

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La fiducia al governo Draghi ha provocato reazioni forti anche all’interno del Movimento 5 Stelle. 

15 senatori e 16 deputati pentastellati hanno scelto di votare in maniera contraria rispetto a quanto stabilito dal M5S, anche in seguito al voto sulla piattaforma Rousseau (con il 59% dei votanti favorevoli al sostegno al nuovo governo).

Sono quindi trentuno, in tutto, i parlamentari grillini che non hanno accordato la fiducia al governo Draghi. Il Movimento 5 Stelle ha già fatto sapere che tutti coloro che hanno votato “no” possono considerarsi espulsi, come d’altronde già avvenuto negli anni precedenti con altri deputati e senatori eletti con il M5S.

Anche per questo motivo i dissidenti pentastellati hanno intenzione di organizzarsi e strutturarsi, andando a formare un gruppo di opposizione sia alla Camera che al Senato. Tuttavia le problematiche non mancano.

Se alla Camera bastano 20 deputati e si può tranquillamente procedere alla formazione di un gruppo senza usufruire di un simbolo presente alle ultime elezioni politiche, al Senato il gruppo deve essere di almeno 10 senatori (e fin qui nessun problema) ma è necessario essere collegati ad un partito candidato alle elezioni.

I dissidenti del M5S gruppo al Senato con il simbolo dell’IdV? 

Ecco perchè i dissidenti stanno pensando di recuperare il simbolo dell’Italia dei Valori, lo storico partito fondato da Antonio Di Pietro e poi “prosciugato” dall’avanzata impetuosa dello stesso M5S. Nelle elezioni del 4 marzo 2018, infatti, il simbolo dell’IdV era presente all’interno della lista Civica popolare di Beatrice Lorenzin, pertanto è utilizzabile.

D’altronde, come accennato, il M5S ha raccolto l’eredità dell’Italia dei Valori, in un primo momento appoggiato proprio da Beppe Grillo. Nel 2012 fu il comico genovese a proporre Antonio Di Pietro come candidato per il Quirinale, senza dimenticare che il sito e il blog dell’IdV erano curati dalla Casaleggio Associati.

Una scelta, quella dei dissidenti, che non apparirebbe affatto stonata e che anzi servirebbe a rimarcare la distanza tra il Movimento 5 Stelle di oggi e quello delle origini.

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