“Roadrunner”, è polemica sul documentario su Anthony Bourdain: quelle colpe ad Asia Argento e l’uso del deepfake

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roadrunner documentario

L’utilizzo del deepfake assieme ad alcune scene nelle quali il regista sembra voler ritrarre in modo indiretto Asia Argento come una delle concause della morte  dello chef sta generando numerose polemiche, soprattutto per l’utilizzo di questa nuova tecnologia

Nel 2018 lo chef Anthony Bourdain venne trovato privo di vita nella sua stanza d’albergo in Francia dal suo miglior amico, Eric Ripert. Bourdain aveva 61 anni, era legato sentimentalmente ad Asia Argento ed è morto suicida. Tra i messaggi di cordoglio era arrivato anche quello dell’ex-Presidente americano Donald Trump: La morte di Anthony Bourdain è molto triste. Ovviamente non è potuto mancare il messaggio di Asia Argento, che lo definì come uno spirito brillante e coraggioso.

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Ora a distanza di tre anni dalla morte dello chef un documentario dal titolo ‘Roadrunner’ cerca di offrire uno sguardo intimo sulla vita privata di Bourdain, cominciando dalla sua ascesa nel 2000 come autore del volume ‘Kitchen Confidential’ fino alle comparsate sui set di ‘Parti sconosciute’ e ‘No Reservations’. Ma il documentario vuole gettare un occhio anche attorno alla sua morte, cosa sicuramente non facile da farsi.

In un’intervista rilasciata al ‘Wall Street Journal’ il regista autore del film, Morgan Neville, ha detto che ha cercato di creare un film cheaffrontasse i traumi non elaborati dal pubblico per la perdita di Bourdain“.

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‘Roadrunner’ è uscito nelle sale venerdì, generando un’accesissima polemica sulle scelte del regista premio Oscar, sia dal punto di vista stilistico che da quello etico. Desta in particolar modo attenzione, o fastidio, la parte relativa alla descrizione della sua relazione con Asia Argento, che, stando a quanto mostrato nel documentario, avrebbe avuto una relazione al di fuori di quella con Anthony Bourdain.

Fra deep fake e descrizione di Asia Argento, scoppiano polemiche sul film (ma anche plausi)

Le prime recensioni ricevuto dal prodotto di Morgan Neville sono davvero entusiastiche, alcuni critici hanno assegnato il punteggio pieno al film, ma alcuni si sono schierati apertamente contro soprattutto il relazione al fatto che ‘Roadrunner’ suggerisce che nel suicidio di Anthony Bourdain abbia avuto una parte anche Asia Argento.

Ulteriormente da specificare il fatto che, sebbene le abbia dedicato poco spazio nel docufilm, Asia Argento non sia stata comunque intervistata. Le accuse sono ovviamente indirette ma la proiezione di alcune immagini angoscianti accompagnate da una soundtrack macabra e finalizzata a creare tensione rende il gioco facilmente fatto: è molto probabile che, vedendo le scene, si possa pensare all’ipotesi che l’Argento abbia avuto un ruolo preponderante nella morte dell’attore. 

Il regista ha però negato di voler trasmettere tale visione, chiarificando come il suo obiettivo fosse quello di fornire uno spaccato delle ossessioni di Bourdin e della sua depressione, oltre che del suo rapporto con le droghe iniziato da giovanissimo.

L’agente di Asia Argento, Steve Kenis, non ha rilasciato commenti in merito, ma ci si aspetta che a breve ne risponda in merito.

L’utilizzo del deepfake: innovazione o involuzione?

Altro aspetto passivo di forti critiche è stato l’utilizzo della tecnologia del deepfake, una intelligenza artificiale in grado di ricreare esattamente la voce di una persona dopo averla ascoltata più volte e averne memorizzato le caratteristiche.

Neville nel film adopera abbondantemente tale tecnologia: molte delle cose che dirà Bourdin, infatti, non sono sue dichiarazioni vere e proprie. Non dunque non sue registrazioni effettive, ma la sua voce ricreata dall’intelligenza artificiale che, basandosi su altre registrazioni effettive, è stata in grado di riprodurne timbro e caratteristiche.

Attorno all’utilizzo di queste nuove tecnologie, le quali sembrano facilmente varcare quell’indefinito limite etico insito in ciascuno di noi, si è creato un grosso dibattito, e questo ben prima che in realtà Neville lo utilizzasse per fini artistici/politici nel film.

A detta del regista, le frasi pronunciate sono dichiarazioni rilasciate per iscritto durante interviste o conferenze da parte dell’ei fu chef, ma nonostante questo chiarimento, l’ondata di polemiche si è abbattuta comunque su Neville e la sua scelta stilistica di fare un massiccio ricorso a questa intelligenza artificiale.

Celebre l’esempio del caso Obama, quando qualche anno fa alcuni scienziati mostrarono un video dell’ex presidente degli States che pronunciava dei terribili discorsi minacciosi, ovviamente mai effettivamente esistiti, il tutto con l’obiettivo di mostrare quanto queste forme di intelligenza artificiale comportino, inevitabilmente, dei rischi altissimi e delle conseguenze che non sempre sono immaginabili. 

“Non gli ho messo in bocca cose che non ha mai detto, ho cercato solo di renderle vive”, ha voluto chiarire il regista, il quale ha poi specificato: “Ne ho parlato con il suo agente e con la ex moglie e mi hanno detto che Anthony sarebbe stato d’accordo”. 

Sarà, ma quel che è certo è che tali strumenti potrebbero essere una bomba ad orologeria se utilizzati nei contesti sbagliati. Sdoganare il loro utilizzo sembra ad ogni modo non essere considerata una problematica da parte di Neville che conclude, anzi, vantandosi di aver dato vita a “una tecnica di narrazione moderna”.

Non tutti sembrano essere d’accordo, al punto che social come Twitter hanno da tempo adottato misure per bannare ed eliminare contenuti di questo tipo, spesso finiti anche su siti di pornografia quali Pornhub; quest’ultimo, a loro volta, si è trovato costretto a monitorare la presenza di questi contenuti per eliminarli, soprattutto quelli che ritraggono celebrità coinvolte in film a luci rosse nei quali sono stati ricreati artificialmente i loro volti e la loro voce.

(Pezzo implementato da M.D.)

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