“Come avrei scelto un cesso”: le brutte parole di Paolo Villaggio raccontate dalla collega di set

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L’attrice che per anni ha accompagnato Paolo Villaggio nelle sue più note interpretazioni, racconta il rapporto complesso che avevano.

Sono passati ormai quattro anni da quando Paolo Villaggio se n’è andato, ma anche a distanza di tempo il ricordo che gli italiani hanno di lui è rimasto invariato. L’attore genovese è riuscito ad entrare nell’immaginario collettivo creando un personaggio iconico che incarna satiricamente le debolezze e le caratteristiche degli italiani, riuscendo al contempo a far emergere una critica sociale amara e foriera di riflessioni.

Lo ricorda nei suoi spettacoli a teatro anche Anna Mazzamauro, attrice di rara bravura che per tutti, proprio grazie al genio di Villaggio, è diventata la Signorina Silvani. I due hanno avuto un rapporto quasi esclusivamente professionale, poiché fuori dal set Paolo Villaggio era scorbutico e scostante, in alcuni casi anche cattivo. Lo sa bene Anna che da quel modo schietto che aveva il collega di dire la sua è rimasta colpita.

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Anna Mazzamauro riporta le brutte parole di Paolo Villaggio

Raggiunta da ‘Libero Quotidiano‘ per un’intervista, l’attrice non tace le asperità del collega, ciò nonostante ritiene che più che cattivo lo definirebbe snob: “Ammorbidisco la teoria. Diciamo che era uno snob. Ma appena un filo. Quando gli chiesi perché dopo tanti anni di lavoro condiviso non ci frequentavamo come amici, lui mi rispose: ‘Perché io frequento solo persone ricche e famose'”.

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Anna successivamente ricorda un episodio verificatosi in tv, durante il quale è rimasta ferita dalle parole di Paolo Villaggio: “Ci trovammo insieme in tv, intervistati da Barbara D’urso, e lei gli chiese come mi aveva scelta. Lui rispose: ‘Come avrei scelto un cesso‘. Io ribattei dicendo che gli aveva fatto comodo usarlo, quel cesso”. Nonostante questi diverbi, Anna ammette di aver sempre provato e di provare ancora stima per l’artista e la persona che era: “Ciò non intacca quello che Villaggio aveva dentro. Un grande cervello e una vastissima cultura. Nel corso dello spettacolo leggo i suoi racconti”.

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