Svolta storica nel calcio, arriva il primo coming out: “Molti hanno paura”

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Svolta storica nel mondo del calcio, arriva il primo coming out: altri arriverebbero se non ci fosse paura di ammetterlo al mondo.

Da qualche anno a questa parte anche nel mondo dello sport sono arrivati i primi coming out da parte di atleti maschi e femmine. Un bell’esempio per cercare di smontare il pregiudizio ed il sessismo che ancora oggi vige in questo ambito lavorativo. L’ultimo sport rimasto ancora privo di confessioni di questo tipo era ad oggi il mondo del calcio, lo sport maschile per eccellenza, quello connotato dal maggior numero di seguaci e quello in cui più volte si sentono episodi discriminatori.

Il primo coming out nel mondo del calcio è giunto dall’Inghilterra ed è stato quello di James Adcock, arbitro della Championship e quarto uomo della Premier League. In occasione del giorno dell’outing, Adcock ha rivelato durante una trasmissione della Bbc la propria omosessualità ed ha invitato i colleghi e gli sportivi che hanno il suo stesso orientamento a fare altrettanto: “La gente sa che sono gay e lo accetta: sono fortunato per questo”.

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Adcock primo a confessare la sua omosessualità nel mondo del calcio

Dato l’elevato numero di calciatori nel mondo è probabile che anche tra i protagonisti di questo sport ci sia qualcuno che è omosessuale ma non vuole ammetterlo pubblicamente. James non parla dei calciatori, ma dei suoi colleghi e spiega loro: “Ora tutti i miei colleghi lo sanno. C’è stato interesse, c’è stato chi mi ha detto ‘sono orgoglioso di te James, che sei in grado di essere apertamente gay nello sport’, perché sanno che ci sono ancora barriere da abbattere. Ma non sono mai stato vittima di insulti omofobi”.

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Quindi si rivolge direttamente a loro quando aggiunge: “Molti arbitri pensano di non poter uscire allo scoperto perché potrebbe influenzare la carriera. Ma non sei giudicato dalla tua sessualità e se sei abbastanza sicuro di te stesso, avrai tutto il sostegno di ogni collega e non ti influenzerà. Dichiararsi gay o non dichiararsi gay è una scelta che devi fare come persona, non come arbitro”. Nella sua esperienza, infatti, è sempre stato giudicato dai tifosi, dai tecnici e dai calciatori solo per come ha svolto la propria professione e non per la sua sessualità, com’è giusto che sia.

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