Giallo di Temù, spunta la pista satanica e due testimonianze inedite: “Quella notte…”

Nel giallo di Temù si fa strada l’ipotesi di un possibile legame fra la morte della Ziliani e delle sette sataniche di cui Mirto Milani, fidanzato della figlia maggiore, Silvia Zani, farebbe parte. Ma la questione sembra non essere presa in considerazione da chi indaga, e spuntano due testimonianze riguardanti la notte e le tendenze suicide delle figlie…

Si infittisce il giallo della morte di Laura Ziliani, l’ex vigilessa 56enne scomparsa lo scorso 8 maggio a Temù, nel bresciano, e ritrovata senza vita in Val Camonica fra la vegetazione del posto.

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Gli abitanti del paese potrebbero essere una chiave di volta per comprendere maggiori dettagli riguardo al trio composto dalle due figlie della vittima, Silvia e Paola Zani, e il fidanzato della prima, Mirto Milani. 

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Sette sataniche, riti e quella struttura abbandonata a Temù…

Si vocifera a Temù che quest’ultimo, stando a quanto riferito da Fanpage, facesse parte di una setta satanica e fosse dedito alle pratiche di magia nera. 

A Temù c’è una struttura abbandonata oramai da anni nella quale, secondo gli abitanti del posto, vengono praticate messe sataniche, con iscrizioni riconducibili a pratiche di magia nera e croci rovesciate.

Sempre gli stessi cittadini hanno riferito di essere venuti a conoscenza del fatto che Milani partecipasse a questi riti da molto tempo. 

Un altro elemento a riguardo che potrebbe risultare rilevante ai fini delle indagini riguarda il luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della 56enne, ossia a poco meno di trecento metri dalla struttura abbandonata sede dei suddetti riti.

Questa pista, ad ogni modo, come riportato da Fanpage.it, non sembra essere stata presa in considerazione dagli inquirenti.

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Da escludere, in questa ipotesi, un collegamento con il ritrovamento del cadavere senza capeli, rasato. Secondo l’esame dell’autopsia, infatti, la caduta sarebbe una naturale conseguenza della morte.

Il corpo era infatti in evidente stato di decomposizione e in parte mummificato.

Spuntano le testimonianze dei vicini: “I rumori anomali di quella notte…”

Del caso di Laura Ziliani si è parlato oggi nel corso della tramissione ‘Ore 14’, in onda a quell’ora su Rai2 e condotta da Milo Infante.

Durante la puntata è emerso una nuova notizia esclusiva raccolta dall’inviata Nicole Di Giulio: “Abbiamo ascoltato due testimoni che non hanno ancora parlato con gli investigatori. Si tratta di vicini di casa di Laura a Temù, in via Ballardini, le cui pareti sono attaccate a quelle della ex vigilessa uccisa. Quella notte tra il 7 e l’8 maggio hanno riferito di avere udito rumori anomali e di non essere neanche riusciti a dormire. Hanno detto di non avere parlato con gli inquirenti perché è passato troppo tempo e hanno paura di finire nei guai”.

Dichiarazioni indubbiamente di rilievo, ma non ancora raccolte in modo ufficiale da parte degli inquirenti.

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I vicini, infatti, hanno dichiarato di aver avuto paura di parlare in quanto era passato troppo tempo e, per tale ragione, avevo paura di incappare nei problemi legali di sorta.

Ciò che tuttavia risulta meritevole di approfondimento è il fatto che gli orari indicati dai vicini corrispondono al lasso temporale nel quale la Ziliani, secondo gli inquirenti, sarebbe stata uccisa. 

Il tentato suicidio delle figlie di Laura Ziliani 

Nel corso della trasmissione è emerso un altro elemento importante.

Si apprende, infatti, che attorno al 5 luglio, esattamente a una settimana di distanza dalla loro iscrizione nel registro del indagati, le due figlie della vittima avrebbero iniziato a manifestare problematiche psichiatriche e intenti suicidi.

Entrambe, infatti, avrebbero tentato di togliersi la vita per due volte. In merito a questo doppio tentativo di suicidio, l’inviata di ‘Ore 14’ ha riferito che la fonte che ha rivelato queste informazioni sarebbe assolutamente attendibile.

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In merito ha dichiarato nel corso della trasmissione:

“Nella prima circostanza, le due sorelle sarebbero salite sulla Torre dei francesi del castello di Brescia tentando di buttarsi di sotto, poi avrebbero desistito. La seconda volta, invece, avrebbero provato a togliersi la vita nell’ufficio del loro legale, quando quest’ultimo ha paventato loro la possibilità dell’arresto”.

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I parenti delle due ragazze avrebbero, stando a quanto riferito dalle fonti, allertato i sanitari del 118, i quali si sarebbero recati sul luogo con una sola ambulanza e trasportate d’urgenza a Brescia dove sarebbero state ricoverate.

Silvia, la più grande, sarebbe rimasta ricoverata una settimana a Brescia, mentre Paola sarebbe stata trasferita presso il nosocomio di Montichiari dove è rimasta per due settimane. 

 

 

 

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