Stop alla plastica monouso anche in Italia: cosa non si può più comprare (e perché ci sono polemiche)

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La giornata di ieri ha segnato una svolta storica sul tema della plastica monouso anche in Italia. 

Dal 14 gennaio, infatti, diventano fuorilegge anche nel nostro Paese tutti gli oggetti comuni in plastica monouso, ovvero piatte, posati, bicchieri, cannucce, ma anche bottiglie per bevande fino a tre litri, ami da pesca, bastoni per palloncini e altro ancora.

L’Italia si adegua quindi alla direttiva Single Use Plastic di Bruxelles, entrata in vigore lo scorso luglio, seppure in ritardo e ancora con qualche criticità.

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Come spiega alla testata Wired l’ingegnere Giulia Novati, membro del think tank Ecco, in Italia vengono messi al bando i prodotti in plastica monouso prescritti della direttiva europea, ma vengono esclusi “quelli biodegradabili e compostabili che presentano una percentuale di materia prima rinnovabile pari o superiore al 40% per il 2023″.

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“Dal 2024, invece, il limite sarà elevato al 60% – aggiunge Novati – L’esclusione di queste tipologie è un’iniziativa del nostro Paese”.

Proprio per questo approccio “ibrido”, che prova a tenere in conto sia le esigenze industriali che ecologiche, non è da escludere che la Commissione UE imponga un adeguamento al nostro Paese (che potrebbe anche incappare in una multa).

Le voci favorevoli all’eliminazione della plastica monouso sono ovviamente molto numerose, tenendo conto anche delle ormai note problematiche ambientali, ma non mancano le critiche rispetto alla normativa europea, che ha incluso proprio le plastiche biodegradabili nella “black list” salvando solo la plastica riciclabile.

Da una parte le esigenze industriali, dall’altra le criticità ambientali

D’altronde, se da una parte questo approccio crea inevitabilmente problemi ad un settore, quello della plastica, che in Italia conta su 162.000 occupati, circa diecimila aziende e un giro d’affari complessivo di circa 32 miliardi di euro, dall’altra non si possono chiudere gli occhi di fronte all’agghiacciante questione ambientale.

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“Ogni anno in Europa vengono prodotte quasi 60 milioni di tonnellate di plastiche: di queste, quasi seicentomila finiscono nel Mediterraneo”, ricorda Francesca Santoro, specialista di programma della Commissione oceanografica intergovernativa dell’Unesco.

E’ proprio l’esperta a sottolineare a Wired come diverse plastiche siano trattate con agenti chimici, spesso per renderle modellabili o ignifughe: “Quando questi materiali finiscono nell’oceano, gli agenti chimici possono essere rilasciati nell’acqua – spiega Francesca Santoro – Inoltre, le plastiche possono raccogliere e trasportare sostanze chimiche e altri contaminanti ambientali, con la possibilità che vengano diffusi nell’oceano”.

In più, “l’ingestione di microplastiche è stata registrata nell’80% delle specie marittime campionate”.

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