“Nessun riscontro scientifico”: la verità del perito Vittorio Fineschi sul caso Pozzi

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In diretta in esclusiva a Storie Italiane Vittorio Fineschi, il medico legale che ha svolto la perizia di parte per la famiglia Pozzi, lo stesso che ha seguito il caso Cucchi. Le novità nel caso e il commento del noto perito

In studio a Storie Italiane torna il caso di Gianmarco Pozzi, il giovane pugile trovato senza vita in circostanze misteriose lo scorso agosto 2020.

Periodico Italiano segue da mesi il caso, inizialmente relegato a mero incidente. La famiglia, però, non ha mai creduto all’ipotesi che la morte di Gianmarco fosse riconducibile a una caduta accidentale al suicidio.

Gianmarco Pozzi

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Per tale ragione sono state aperte delle indagini per omicidio a carico di ignoti.

Tantissime le questioni che non tornano, tantissimi, soprattutto, gli errori procedurali che abbiamo più volte riassunto nei nosti articoli.

“Errori gravissimi”: la denuncia dell’avvocato della famiglia Pozzi

A porli in evidenza nuovamente l’avvocato Fabrizio Gallo assieme a Martina, la sorella di Gianmarco, presenti in studio assieme alla giornalista Eleonora Daniele.

“Non è possibile che il consulente del pubblico ministero faccia l’ispezione a 3 giorni dalla morte” – ha esordito l’avvocato Gallo in merito agli errori procedurali – “Come è possibile che non abbiano sequestrato l’area, che nessuno abbia rilevato la temperatura cadaverica. E ancora perché – si chiede il legale – hanno impedito al medico legale che ha svolto l’ispezione cadaverica superficiale di recarsi sul posto?”.

Domande e considerazioni molto forti, quelle di Gallo, ma del tutto legittime alla luce delle enormi mancanze che si sono verificate nelle prime, importantissime ore a ridosso del ritrovamento del corpo di Gianmarco.

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Per tale ragione sono partite varie denunce alla procura generale di Roma, che ritiene che il pm abbia svolto le indagini correttamente, lo stesso pm che viene poi trasferito.

Nella puntata di oggi in collegamento da Ponza Paolo Pozzi, il padre di Gianmarco, e da Roma il noto medico legale Vittorio Fineschi.

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Quest’ultimo, noto nell’ambiente per la sua professionalità e per la scarsa inclinazione a farsi intervistare (Fineschi è lo stesso che ha seguito il caso Cucchi) ha voluto esporsi personalmente come professionista, esponendo le ragioni medico scientifiche per le quali, a suo dire, è impossibile che si tratti di un incidente o di un suicidio.

Caduta accidentale o omicidio? La verità del perito Vittorio Fineschi

E’ assolutamente rilevante, dunque, il parere espresso da Vittorio Fineschi ai fini della comprensione delle reali dinamiche del caso di Gianmarco Pozzi.

Il professore ha esordito con delle riflessioni in merito alle lesività riportate sul corpo di Gianmarco. 

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Specifichiamo, prima di riportare le parole di Fineschi, che sul corpo di Gianmarco non è stata eseguita un’autopsia vera e propria, ma un’ispezione cadaverica superficiale dalla dottoressa incaricata.

Quest’ultima ha svolto l’esame cadaverico ben 3 giorni dopo il ritrovamento del corpo, ignorando, di fatto, le grosse ferite riportate e catalogandole come conseguenti alla ipotetica caduta di Pozzi nell’intercapedine.

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Non è di egual parere Fineschi, che nella sua lunga perizia smonta, di fatto, la ricostruzione per la quale Pozzi, in preda alla cocaina, si sarebbe gettato giù per l’appezzamento di terreno antistante l’intercapedine.

“Le conclusioni derivanti dall’interpretazione delle lesività sono state, dal nostro punto di vista, completamente rivisitate”, ha esordito il medico legale. “Siamo di fronte a un giovane che pochi minuti prima della sua scomparsa dall’abitazione di Ponza era in condizioni di poter rispondere a domande e di poter offrire un quadro psichico che, pur sicuramente  alterato per assunzioni di sostanze stupefacenti, ma non aveva nessun delirio che possa giustificare le ricostruzioni fatte a posteriori.”

A detta del Professor Fineschi “sarebbe stato necessario partire da una oggettiva descrizione della lesività, e le lesioni sono importantissime, soprattutto quelle craniche, con addirittura uno scuoiamento del cuoio capelluto.” 

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Alle lesioni cerebrali, segnala Fineschi, si aggiungono delle lesioni “che interessano la parte anteriore e posteriore del corpo, lesività bacino e gamba sinistra.”

Da questi elementi, che Fineschi analizza sulla base del corredo fotografico del cadavere, si può dedurre una questione importantissima: “Non si possono escludere lesività di terzi, nessun approfondimento diagnostico lo può affermare”.

Con queste parole, dunque, messe per iscritto nella perizia di parte, il medico ha aperto realmente la strada all’ipotesi di omicidio, comprovata, a suo dire, dai dati scientifici.

Nello specifico le ferite sono “compatibili con lesività da parte di terzi” ed è fortemente “accreditabile dal punto di vista medico legale che ci sia stata una colluttazione”.

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A confermare ulteriormente l’ipotesi di omicidio vi è, dal punto di vista medico – scientifico, la presenza di spine e abrasioni “sul lato dorsale” che, secondo Fineschi “non può essersi prodotto nella caduta.”

“Tutte queste lesività e le dinamiche che non hanno riscontro scientifico, non ci sono prove di una corsa delirante e dell’urto contro il parapetto” ha asserito il medico, che ribadisce in più circostanze come sia “assolutamente accreditabile l’ipotesi di terzi”.

Il medico è stato poi interpellato in merito al a dir poco ambiguo iter procedurale, che così si può definire, attuato al momento del ritrovamento del corpo del giovane pugile.

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“Il mio pensiero è relativo al fatto che quando si trova il corpo di un giovane in circostanze non chiare e soprattutto non è chiara la causa di morte perché, in questo caso, non è chiara, è evidente che si devono seguire una serie di passaggi metodologici – il sopralluogo che va descritto e fotografato ad esempio – e bisogna porre in evidenza tutti i dati di possibile utilità. Inoltre prima di spostare il corpo bisogna descrivere nel dettaglio come è posizionato – dati assolutamente assenti nel materiale che mi è stato consegnato”. 

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Non sono state effettuate, ad esempio, come pone in evidenza ancora una volta Fineschi, indagini radiologiche e tac e, laddove l’esame esterno (chiamato ispezione cadaverica) non fornisca dati virimenti, si deve procedere ad autopsia.

Le ipotesi di Fineschi sulla morte di Gianmarco Pozzi

In collegamento da Ponza, mentre Fineschi lo era dal suo studio a Roma, l’inviata di Storie Italiane e Paolo Pozzi, il padre di Gianmarco.

In diretta si sono recati sul luogo del ritrovamento, dove hanno rifatto il possibile percorso che avrebbe dovuto fare Gianmarco prima di “cadere” nell’intercapedine.

Anche in questo caso è intervenuto Fineschi, che ha vagliato le ipotesi possibili dal punto di vista scientifico: “Scappando dal cancello [quello del campo antistante il ritrovamento, ndr] ha sceso il campo che poi è delimitato da quel muretto che sovrasta l’angusto corridoio che è possibile vedere fra la casa e il muretto. Possiamo togliere una prima ipotesi, un suicidio ha asserito con certezza il professore “E’ inverosimile in quanto non c’è nessun dato. Non ha fondamento di tipo scientifico” ha concluso.

Gianmarco Pozzi
L’avvocato Gallo in diretta a Storie Italiane

“Rimane un’altra ipotesi” dichiara il Professore, ossia “quella dell’accidentalità: il Pozzi ha fatto tutto questo percorso in preda alla cocaina, ha urtato con l’addome al muretto e di lì è precipitato. Ma non spiega la dinamica: perché Pozzi doveva correre in questa maniera dissennata per poi precipitare? Questo non spiega le spine presenti sul torace e sul dorso”

Sulla base di queste considerazioni, come è possibile che si escluda “un trascinamento di Gianmarco da parte di terzi” quando, in realtà, nel campo antistante è pieno delle spine di quegli arbusti ritrovate sul corpo del giovane?

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Da qui la conclusione: “Lei capisce bene che diventa un film che non ha nessuna corrispondenza con la realtà, non ha riscontro scientifico legale”.

I depistaggi sul telefono di Gianmarco Pozzi

Viene ripresa nuovamente in diretta la questione riguardante la perizia telefonica. 

Il telefono di Gianmarco, infatti, è stato ritrovato integro al momento del ritrovamento del cadavere da parte dei soccorritori del 118 ma, stranamente, è stato consegnato dopo tantissimo tempo alla famiglia totalmente rotto. 

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Un’altra questione, poi, riguarda la perizia informatica. Dall’analisi del dispositivo, infatti, emerge che qualcuno, proprio la sera prima della morte di Gianmarco, avesse creato una cartella clinica salva vita nell’Iphone.

Per chi non lo sapesse, i telefoni di quella tipologia consentono di creare una sorta di propria cartella clinica nella quale si possono riportare informazioni fondamentali salva vita, fra le quali gruppo sanguigno e numeri di emergenza.

Misteriosamente, la cartella è stata registrata a nome di Gianmarcedo Posziaa, e alla categoria allergie è stato inserito: DD.

Inoltre, come avevamo già scritto, sono stati registrati nomi non corrispondenti ai numeri telefonici effettivi fra i contatti di emergenza.

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