In questi ultimi giorni, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato l’allarme per l’aumento drammatico della brutalità e della frequenza di attacchi contro i civili da parte dei Lord’s Resistance Army (Esercito di Resistenza del Signore – LRA). Questo noto gruppo ribelle ugandese opera nella Repubblica democratica del Congo (RDC), nel Sudan e nella Repubblica Centrafricana (CAR).
Ogni anno, con i frequenti attacchi diretti alle popolazioni, l’LRA costringe migliaia di congolesi ad abbandonare le proprie abitazioni. Negli ultimi tempi, sono continuamente presi di mira i villaggi del distretto di Dungu, nel territorio di Haut-Uele e nei villaggi circostanti. Dal settembre 2007, l’LRA ha ucciso quasi 2mila persone, rapito 755 bambini e 1.427 adulti.
L’Esercito di Resistenza del Signore, costituito nel 1987, è un gruppo ribelle di guerriglia di matrice cristiana guidato da Joseph Kony, che si proclama il ‘portavoce’ di Dio e medium dello Spirito Santo, e che mira a istituire uno Stato teocratico sulla base dei Dieci Comandamenti e della tradizione. L’LRA e i suoi dirigenti sono stati accusati dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) di aver attuato numerose violazioni dei diritti umani, compresi omicidi, rapimenti, mutilazioni, riduzione in schiavitù sessuale di donne e bambini, obbligando questi ultimi a partecipare alle ostilità.
Tra il 20 marzo e 6 maggio di quest’anno, l’LRA ha effettuato almeno una decina di raid in Haut-Mbomou, una Provincia del CAR. Circa 10mila persone sono state sradicate dai loro territori e più di 400 sono fuggite oltre confine. L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati sta lavorando per fornire acqua, cibo e altro materiale alla nuova ondata di sfollati nella provincia di Haute-Mbomou. “I civili – dice il portavoce dell’agenzia Melissa Fleming – sono facili prede dell’LRA dato che spesso operano in villaggi di zone remote non protette. Le strade sono disconnesse e per raggiungere un villaggio occorre tantissimo tempo. Sono zone povere e prive di comunicazione”. Aggiunge che “come risultato, alcune delle atrocità del gruppo rimangono sconosciute per lunghi periodi” e molte volte le notizie di tali violenze non vengono fortemente condannate e raccontate dai media.
All’inizio di questo mese, l’alto funzionario umanitario delle Nazioni Unite, durante una visita in Repubblica Democratica del Congo, ha raccolto fonti di prima mano dai sopravvissuti alla violenza dell’LRA, tra i quali una donna le cui labbra e l’orecchio era stati strappati due giorni prima durante un tipico attacco barbaro e inspiegabile. “Questo è inaccettabile. Abbiamo bisogno di una rapida soluzione a quella che è diventata una crisi enorme”, sottolinea il Sottosegretario Generale per gli affari umanitari John Holmes.
Dall’agosto 2009, sono aumentate le incursioni costringendo i profughi, già rifugiati in un territorio ‘potenzialmente sicuro’, a scappare in continuazione. La popolazione si sposta per non ricevere attacchi diretti e improvvisi dell’LRA, ostacolando la fornitura degli aiuti dei quali hanno assoluta necessità. Il 6 aprile, l’LRA ha fatto irruzione nell’insediamento di rifugiati Ezo Napere, nel Sudan Meridionale, ma l’attacco, che ha ucciso un rifugiato e ferito un ragazzo, è stato respinto dalla polizia.
Di questi continui assalti di violenza indiscriminata si potrebbe discutere maggiormente nei notiziari televisivi e nei programmi di approfondimento. Ma da questa regione, non essendo degna di nota nei palazzi dei potenti del mondo, si gira lo sguardo rinunciando anche al brusio di qualche parola letta nei telegiornali.
Andrea Onori
“Photo Courtesy of U.S. Army“, Credit: Petty Officer 2nd Class Jesse Awalt
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