E’ morto Memè Perlini, si è tolto la vita a Roma uno dei registi teatrali più innovativi degli Anni 70

By | 06/04/2017
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E’ morto Memè Perlini, attore di cinema e teatro. L’artista, 69 anni, è stato trovato senza vita nel cortile della palazzina in cui viveva, nel quartiere Esquilino a Roma.

Precipitato dal quinto piano, gli elementi che fanno ipotizzare il suicidio ci sono tutti, come fa sapere Roma Today. Inutili i soccorsi da parte del personale medico del 118 che, arrivato sul posto, non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’attore.

Attore e regista italiano, con numerosi apparizioni e lavori per cinema, teatro e televisione, Memè Perlini aveva lavorato anche con mostri sacri del cinema, come Sergio Leone in “Giù la testa” ed Ettore Scola, nella pellicola “La famiglia”.

Tra le decine di film, serie tv e spettacoli teatrali, Memè aveva collaborato anche con Carlo Mazzacurati con cui aveva interpretato “Notte italiana” e con Luigi Comencini nel cast di “Voltati Eugenio”.

Come Mario Monicelli, come Carlo Lizzani: Memè Perlini ha scelto di uscire di scena, a nemmeno settantanni, togliendosi la vita. Ed è volato giù dal quinto piano in una sera di quasi primavera lasciando le pantofole bene allineate sul balconcino del suo appartamento in via Principe Eugenio 32, all’Esquilino: un gesto paradossale di “controllo” nel momento estremo in cui la mente gli ha suggerito la scelta meno razionale e controllabile. «Era depresso», dicono ora gli amici ricordando la scrivania di Memè ingombra di medicine, la sua lotta per uscire dal buio, la solitudine che non gli dava tregua. A niente erano servite le sollecitazioni professionali, i nuovi progetti, la prospettiva di tornare a fare cinema o teatro come molti si aspettavano da lui: da mesi Perlini non lavorava più, divorato dal malessere.

Attore, regista, artista concettuale, esponente di primo piano dell’avanguardia teatrale romana negli effervescenti anni Settanta e Ottanta, attore di cinema e tv, Perlini era un intellettuale eclettico, ironico, raffinato e anticonformista quando l’anticonformismo non era una parola abusata ma coincideva con la ricerca appassionata e l’incondizionata libertà espressiva. Testi ermetici, allestimenti eversivi, interpretazioni provocatorie, dibattiti e scandali: i teatri off come La Maschera e La Piramide, co-fondati dallo stesso Memè, l’Alberico o il Beat 72 rappresentavano la novità nell’impolverata scena culturale e Roma era una grande, ribollente fucina creativa in cui l’arte s’intrecciava con la politica, il teatro con la letteratura, l’accademia con l’allegria surrealista, il pittore maledetto con il teatrante di ”rottura”.

Nella stagione d’oro in cui si faceva strada Perlini con i suoi baffoni folti, la faccia placida, i grandi occhi intelligenti e beffardi, la gente si metteva in fila cercando a teatro la partecipazione, il cambiamento, la trasgressione. Era l’epoca dei primi testi femministi da tutto esaurito come ”Ecce Homo” di Barbara Alberti e delle messe in scena rivoluzionarie come “Pirandello chi?”, ”Locus So- lus”, ”Risveglio di primavera”, ”Eliogabalo”, ”La cavalcata sul lago di Costanza” che Memè aveva allestito in tandem con Antonello Aglioti, l’attore, scenografo e regista (scomparso nel 2013) che fu suo compagno di vita e d’arte per molti anni. Nella loro grande casa di via dei Prefetti e d’estate nel loro casale immerso nella campagna umbra l’intellighentia era una presenza fissa: Carmelo Bene, Laura Betti, Scola, Siciliano, Guarini, Nicolini architetto dell’effimero partecipavano alle serate in cui si esercitava la nobile arte della conversazione mentre Memé cucinava, imbattibile ai fornelli. Nanni Balestrini metteva in scena a Milano la vita di Feltrinelli e Bene era già da un pezzo un mostro sacro. A Roma le star dell’avanguardia si chiamavano Giancarlo Nanni, Ma Perlini in una foto recente nuela Kustermann, Leo e Perla, Victor Cavallo, Pippo Di Marca, Giancarlo Sepe. Ed è proprio proprio con Nanni che aveva debuttato Perlini, nato l’8 dicembre 1947 a Sant’Angelo in Lizzola, nelle Marche, da una famiglia di giostrai in cui aveva maturato l’amore per lo spettacolo. Amico personale e allievo di Lindsay Kemp, recitò con Bene. E non rimanese indifferente al cinema lavorando come attore con Germi (”Le castagne sono buone”), Leone (”Giù la testa”), Scola (”La famiglia”), Comencini (”Voltati Eugenio”), Mazzacurati (”Notte italiana”, ”La lingua del santo”).

Perlini ha anche diretto dei film come il raffinato ”Grand Hotel des Palmes” sullo scrittore francese Raymond Russel morto suicida a Palermo nel 1933 (lo interpretava Aglioti) e ”Cartoline italiane”, protagonista Kemp, entrambi invitati al Festival di Cannes, al Certain Regard. Tra le sue altre regie per il cinema vanno ricordate ”Ferdinando uomo d’amore” da un testo di Annibale Ruccello, un altro talento dell’avanguardia scomparso troppo presto, ”Il ventre di Maria”, ”Dentro il cuore”, girato vent’anni fa. Oggi, mentre la morte di Perlini provoca tristezza e sconcerto, resta il ricordo di un intellettuale profondamente onesto e colto e desideroso di cambiare la tradizione. Non c’è dubbio che ci sia riuscito.