Inchiesta Consip, arrestato Romeo e indagato anche ex governatore della Campania Caldoro

By | 02/03/2017
(Visite Totali 18 ---- Visite Oggi 1 )

Tutto ruota intorno agli appalti della Consip, la società del ministero dell’Economia che ogni anno compra (previa apposita gara) beni e servizi per 40 miliardi da privati, per gestire e rispondere alle esigenze della pubblica amministrazione.Corruzione: con questa accusa il gip, Gaspare Sturzo (su richiesta della procura di Roma), ha fatto arrestare l’imprenditore campano Alfredo Romeo. Le manette gliele hanno infilate ieri, a Napoli, carabinieri e finanzieri insieme, proprio nel giorno del suo compleanno (64). L’indagine, partita dal capoluogo partenopeo per volontà del trio di pm, Woodcock-Carrano-Parascandolo, è arrivata a Roma facendo ingrossare il registro degli indagati (seppur con ipotesi di reato diverse) con altri nomi cosiddetti eccellenti, come il ministro dello Sport Luca Lotti (favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio), il padre dell’ex capo del governo Tiziano Renzi (traffico illecito d’influenze), il generale dei carabinieri Tullio Del Sette (favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio) e (idem) il comandante dei carabinieri della Toscana, generale Emanuele Salta la macchia.

L’episodio contestato a Romeo è la presunta corruzione (per funzione) di Marco Gasparri, dirigente Consip e all’epoca direttore Sourcing Servizi e Utility, ossia il settore più importante che si occupa proprio delle gare per l’acquisto dei servizi per le amministrazioni pubbliche. Stando ai magistrati, il manager sarebbe stato al servizio dell’imprenditore Romeo (a Napoli indagato anche per associazione per delinquere). In sostanza, “il funzionario corrotto”, avrebbe ricevuto denaro in cambio di informazioni riservate a Romeo allo scopo di favorirne le società nell’assegnazione dei bandi di gara della Consip, a cominciare da quella da 2,7 miliardi di euro da cui sono partite le indagini.

I magistrati romani hanno disposto il sequestro patrimoniale di 100mila euro a Gasparri, ritenendo sitratti delproven- to della corruzione operata dal 2013 a oggi da parte di Romeo. Per il funzionario non è stato chiesto l’arresto. Motivo: non ha più ruoli operativi all’interno di Consip e inoltre ha collaborato alle indagini. In un interrogatorio, oltre ad ammettere le proprie responsabilità, Gasparri, avrebbe dato «elementi utili al prosieguo delle indagini», scrive il gip, «supportate anche da intercettazioni e pedinamenti, oltre che da foglietti recuperati nell’immondizia sotto gli uffici di Romeo e con i quali lo stesso imprenditore e Ga- sparri comunicavano. Appuntando i destinatari delle tangenti». Sempre secondo i magistrati, Romeo definiva Gasparri il suo «prototipatore», cioè colui che all’interno dell’amministrazione costruisce i bandi di gara in ufficio e glifornisce «elementi assai utiliper aggiudicarsi le gare». Insieme alla figura del prototipatore, c’era anche quella del «facilitatore», che secondo il gip Gaspare Sturzo è l’ex parlamentare di An, Italo Bocchino, fidato e lautamente pagato consulente di Romeo. Negli atti, l’ex parlamentare viene chiamato il «consigliere strategico» dell’imprenditore arrestato e, scrive il magistrato:

«ha indiscusse capacità di accedere ad informazioni riservate anche grazie al suo trascorso di deputato e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti e con perduranti contatti con sedicenti ed effettivi appartenenti all’intelligence, nonché con politici e pubblici funzionari in posizione apicale». Insomma, «anche grazie alla costante attività direlazione» di Bocchino, si legge nelle carte, «Romeo ha avuto contezza di indagini sul proprio conto sicuramente già dal settembre 2016». L’exfiniano è indagato pertraffico di influenze. E ieri la Finanza gli ha perquisito casa e il suo ufficio al Secolo d’Italia. Perquisita anche l’abitazione dell’imprenditore farmaceutico toscano, Carlo Russo.

Questi è molto vicino sia a Romeo sia a Tiziano Renzi. E insieme col padre dell’ex premier (che sarà interrogato domani) è indagato per concorso in traffico di influenze. Carlo Russo, stando ai pm, nel 2015 sarebbe stato inoltre raccomandato dal ministro Luca Lotti a Michele Emiliano. È lo stesso governatore pugliese ad averlo ammesso; ieri in procura doveva riferire i particolari in qualità di testimone. L’appuntamento (causa arresto di Romeo) è solo slittato.

«Chiedevano denaro per mediare» Tiziano Renzi si discolpa: non ho mai preso soldi. Nei guai con lui anche Russo

Promesse di denaro in cambio dell’attività di mediazione sui vertici di Consip: l’accusa per Tiziano Renzi è circostanziata nelle 4 pagine del decreto di perquisizione emesso dalla procura di Roma nei confronti dell’imprenditore toscano Carlo Russo. Russo e Renzi, sostengono i pm, «sfruttando le relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni», ad di Consip, «si facevano promettere indebitamente» da Romeo, «che agiva previo concerto con Italo Bocchino, suo consulente, utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», in relazione allo svolgimento di gare.

Oltre a Tiziano Renzi e Russo, con l’accusa di concorso in traffico di influenze, sono indagati anche lo stesso Romeo e Italo Bocchino. Secondo i pm, Romeo in concerto con l’ex parlamentare, si sarebbe «accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse)… affinché questi» – si legge – utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, «interferisse indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus». Russo, in particolare avrebbe agito «utilizzando le proprie relazioni (di cui vi è prova diretta) e le relazioni di Tiziano Renzi con il quale lo stesso afferma di aver agito di concerto e al quale parimenti, da un appunto vergato dallo stesso Romeo, appare essere destinata parte della somma promessa».
In serata la replica di Renzi: «Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi». Venerdì prossimo è stato convocato dai pm romani. A chiamarlo in causa ci sarebbe un foglietto trovato tra i rifiuti dell’ufficio di Romeo.

Una prassi, quella dei “pizzini”, che l’imprenditore arrestato utilizzava frequentemente. Li scriveva nel suo ufficio a due passi da Montecitorio dove riceveva «non solo – scrive la procura – il proprio consulente Bocchino, ma anche il dirigente Consip Gasparri ed altri pubblici ufficiali, faccendieri e persone che si propongono in attività di “intermediazione” con la Pa, con cui intrattiene opachi rapporti». Ed è l’exparlamentare da spiegare in un’intercettazione il rapporto politica-Consip. «È chiaro che la politica ha il problema del territorio… perché un politico può venire da te a chiederti 60mila euro che ti ha chiesto (omissis) ma i mille pulitori sul territorio, sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno…sono mille persone che quando voti si chiamano i loro dipendenti…tui tuoi dipendenti manco sai chi sono…non te li puoi chiamare per dire votate a tizio, a caio o a sempronio nel tuo modello…no?Il pulitore che c’ha cento dipendenti, quello si chiama le cento famiglie e dice senti…a sindaco dobbiamo votare questo per questa ragione…».