Maxi sequestro da 9 milioni di euro in campo nomadi di Genova: nullatenenti ma proprietari di case e ristornati

By | 07/03/2017
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Maxi operazione avvenuta nella giornata di ieri dai finanzieri del Comando Provinciale di Genova, nell’ambito dell’operazione Vurdon, che ha portato al sequestro appunto di disponibilità finanziarie ed immobili per un valore di 2.777.952,67 euro nei confronti di una famiglia, residente nella provincia di Genova, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Genova. Ventinove immobili, 52 terreni, 53 veicoli, 113 conti correnti e 8 società nelle provincie di Genova, Torino, Carrara, Vercelli e Asti, sono questi nello specifico i beni sequestrati da carabinieri e guardia di Finanza di Genova a 13 gruppi di nomadi di nazionalità italiana che risiedono nei campi nomadi di Bolzaneto e Asti, per un valore totale che ammonta a circa 9 milioni di euro. Sembra che a far scattare i blitz, sia stata la sproporzione tra i redditi dichiarati al fisco e quanto davvero le famiglie possedevano; il Colonnello dei carabinieri Riccardo Sciuto avrebbe riferito nella giornata di ieri che quasi tutti i 15 soggetti sottoposti a misure di prevenzione patrimoniale dichiaravano infatti di raccogliere ferro ed altri metalli e di essere nullafacenti, peccato che avessero dei conti davvero piuttosto ingenti.

”Un patrimonio decisamente sproporzionato rispetto alle condizioni generali e allora è questo il campo in cui bisogna lavorare, la prevenzione. Intervenire prima: c’è una pericolosità sociale dei soggetti e dei patrimoni, che vanno ad infiltrare l’economia legale a danno di chi lavora nello stesso ambito in maniera legale”, ha dichiarato il colonnello dei carabinieri Riccardo Sciuto.

Come già abbiamo anticipato, le persone coinvolte nell’operazione dichiaravano reddito pari a zero o poco più e indicavano però come attività lavorativa la raccolta di rottami, ma in realtà possedevano diverse società che gestivano l’acquisto e la vendita di immobili e terreni e attività commerciali come ristoranti e pizzerie, tutti tra Genova, Asti, Vercelli, Carrara e Lodi. Sembra che in alcuni casi a segnalare le operazione sospette su conti siano state proprio le banche, è questo quanto spiegato dal comandante provinciale della guardia di finanza, Renzo Nisi.

Il prossimo 23 marzo si terrà la prima udienza davanti al giudice, nel corso della quale 15 persone destinatarie delle misure di prevenzione, potranno spiegare la provenienza dei beni non dichiarati, cui seguirà poi un eventuale confisca definitiva. Secondo quanto riferito dagli inquirenti coordinati dal pm Federico Manotti, sembra che l gruppo fosse dedito ai furti in appartamento ed il denaro venisse poi reinvestito in acquisto di case e terreni, ma anche quote societarie ed auto di lusso. “Bisogna capire che il crimine si combatte anche e soprattutto incidendo sul patrimonio dei criminali stessi”, ha spiegato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi. L’operazione, eseguita nella mattinata di ieri dopo mesi di indagini e controlli, ha visto impegnati in tutto 60 militari, con un blitz in mattinata a Bolzaneto, insieme alla Guardia di finanza.