Gli italiani sono il popolo più sano del pianeta, al primo posto nella classifica Bloomberg per qualità della vita di adulti e anziani

By | 21/03/2017
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L’Italia è un paese in crisi è vero e potrà anche avere mille problemi relativi alla gestione dell’assistenza sanitaria, ma secondo quanto riferito dal Bloomberg Global Health Index che analizza le condizioni di salute di 163 paesi, sembra proprio che il nostro sia quello con la miglior salute del pianeta. Ebbene si,  il nostro Paese secondo una classifica promossa da Blooberg, risulta essere il paese con la migliore salute del pianeta con 93,11 punti assegnati su una scala di 100; si è arrivati a questa conclusione grazie ad un indicatore che ha tenuto conto di una serie di fattori, come ad esempio la durata media della vita, nutrizione, salute mentale e fattori di rischio come ad esempio il tabagismo e la pressione sanguigna.

Sulla base di questi dati, dunque, le aspettative di vita sarebbero aumentate negli ultimi anni e sono ormai oltre gli 80 anni in Italia, davanti a Islanda e Svizzera, Singapore ed Australia in fatto di salute. Dunque, un neonato che vede la luce in Italia ha ottime possibilità di raggiungere gli 80 anni, a differenza di un neonato che nasce a 3.000 chilometri più a sud, ovvero in Sierra Leone, dove la vita media è di appena 52 anni.

Bloomberg ha tenuto conto, inoltre, di altre variabili quali l’aspettativa di vita, le cause di decesso ed i rischi per la salute come la malnutrizione e la disponibilità di acqua potabile. Ma se gli italiani sono il popolo più sano ed in salute a livello mondiale, il merito sembra essere attribuito in gran parte alla dieta mediterranea che come sappiamo è una dieta piuttosto ricca di verdure e di olio extravergine di oliva; proprio a tal riguardo Bloomberg ha citato il parere di Adam Drewnowski, ovvero il direttore del Center for Public Health Nutrition dell’Università di Washington, secondo cui è di fondamentale importanza per i consumatori poter avere accesso a prodotti freschi, frutta e pesce.

La salute degli italiani supera, dunque, tutto anche la crisi ed anche il benessere psicofisico, secondo Bloomberg è più basso in altri paesi più ricchi del nostro come ad esempio la Germania o appunto gli Stati Uniti; è anche vero che la solidità economica è piuttosto importante e lo testimonia il fatto che tra le prime 20 classificate dell’indice di Bloomberg solo Cipro e Singapore non sembra facciano parte del gruppo OCSE ovvero i paesi con le economie più sviluppate.

Gli Stati Uniti nonostante sia un paese abbastanza ricco ed occidentalizzato ha registrato un risultato basso nella classifica di Bloomberg trovandosi ad occupare il 34esimo posto nella lista; a determinare questo risultato pare abbiano contribuito i problemi di obesità che in alcuni Stati applicano purtroppo il 35% della popolazione. Subito dopo l’Italia c’è l’Islanda, seguita da Svizzera, Singapore e Australia. Al sesto posto la Spagna, tallonata dal Giappone, poi Svezia, Israele e Lussemburgo, mentre per trovare la Francia bisogna scendere fino al quattordicesimo posto, la Germania è 16esima, la Gran Bretagna è 23esima, gli Stati Uniti appunto 34esimi.

Guardiamoci allo specchio: siamo i più sani del mondo. Sì, gli italiani, incroci statistici e dati alla mano, risultano essere quelli con “una salute di ferro”. Nonostante i diffusi problemi gestionali di molti ospedali, le difficoltà economiche e il divario dell’offerta assistenziale tra Nord e Sud.
Con un punteggio di 93,11 (la somma di diversi parametri) su 100 il nostro Paese è il primo nella classifica stilata dal “Bloomberg Global Health Index” che analizza le condizioni di salute di 163 nazioni. Sull’Italia, dunque, gli esperti americani hanno apposto un freccione: quando si tratta di vivere una vita lunga e sana è qui il posto dove venire ad abitare. Perché, nonostante tutto, gli italiani sono più in forma degli europei e degli americani. Evidente la supremazia nei confronti degli inglesi, per esempio, nella stragrande maggioranza ipertesi, con il colesterolo alle stelle e i disturbi psichiatrici da bollino rosso.
ILTABACCO
Il risultato emerge da un indicatore che tiene conto di una serie di fattori come durata della vita, alimentazione, benessere mentale e fattori di rischio come il tabacco e la pressione. Su un aspetto tutto italiano Bloomberg punta l’attenzione nel suo sito: da noi c’è un “eccesso di medici”. Una velata critica al nostro rapporto camici bianchi-cittadini (è di circa 3,5 medici per mille mentre la media europea è 7,9 per mille) ma anche una citazione che rivela l’attenzione ai dettagli del quotidiano italiano. Tra le diverse informazioni che lo studio offre sull’Italia sana anche il successo di audience di una nostra storica fiction, “Un medico in famiglia”.
L’Italia è al primo posto non solo per l’aspettativa di vita alla nascita (oggi è 85,2 lei e 80,3 lui) ma anche per la sua qualità. Grazie al menù quotidiano, generale abbondanza di frutta e verdura, al tipo di clima e al servizio sanitario che, tra mille ostacoli, è comunque accessibile a tutti. «Dalla dieta alla sanità universalistica, ecco i segreti della nostra longevità – commenta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – Sono obiettivi da consolidare e non dare per scontati».
Proprio questa settimana entreranno in vigore altre cure gratuite con i nuovi livelli essenziali di assistenza. Le prestazioni, cioè, che il servizio sanitario garantisce a tutti i cittadini gratis o con il pagamento del ticket. Il documento è stato firmato dal premier Gentiloni nei primi giorni di gennaio e sabato scorso i Lea aggiornati erano nella Gazzetta Ufficiale.
Tra le nuove prestazioni la fecondazione assistita eterologa e omologa, i nuovi vaccini (pneu- mococco, meningococco, varicella) lo screening alla nascita (per individuare una possibile sordità, cataratta congenita e circa una quarantina di malattie ereditarie) l’esenzione dal ticket per l’endometriosi, i trattamenti per la celiachia (questa malattia come la sindrome di Down è stata immessa nell’elenco delle patologie croniche e non più rare) e per malattie rare (viene assegnato un codice che dà diritto all’esenzione dal ticket ad altre 110).
Dalle centomila famiglie di pazienti autistici erano attese novità in grado di migliorare la qualità assistenziale. Nei livelli essenziali di assistenza appena varati entra anche il trattamento dell’autismo, con diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato, integrazione nella vita sociale e sostegno per le famiglie.
ICEREALI
Torniamo a tavola. E’ qui, secondo lo studio Bloomberg, che si concentra la differenza tra l’Italia e gli altri Paesi. A tavola con la dieta mediterranea ricca di frutta e verdura di stagione, legumi e cereali, pesce, uova e olio di oliva senza eccedere con la carne, soprattutto rossa, e i formaggi. Tutti elementi che favoriscono il consumo di acidi grassi monoinsaturi rispetto a quelli saturi e, allo stesso tempo, il consumo di nutrienti con proprietà anti-infiam- matorie che aiutano a far diminuire il colesterolo “cattivo” (Ldl), stress ossidativo e triglice- ridi. Proprio grazie a queste caratteristiche, nel 2010, la dieta mediterranea è diventata patrimonio dell’Unesco perché alleata della salute.
IL RISCHIO
Qui, dunque, anche i più distratti nella scelta del menù riescono a proteggersi con i piatti base della nostra tradizione. Uno degli ultimi studi pubblicato sull’Interna- tional Journal of Cancer ha rivelato che la dieta mediterranea è un’ottima alleata nella prevenzione di una forma molto aggressiva di cancro al seno. Un maxi studio su oltre 62mila donne mostra che coloro che mangiano abitualmente i nostri piatti hanno un rischio inferiore del 40% di ammalarsi di cancro al seno ER-negativo, quello non dipendente dagli ormoni estrogeni.
Ovviamente i grandi numeri, il paragone con gli altri 163 Paesi ci permette di vantare un simile posto in classifica. Se, invece, la lente viene messa solo sull’Italia si scopre, invece, che il 33% della popolazione è sovrappeso e il 9,7% è obesa (circa sei milioni). E ancora. Una famiglia spende in media 50 euro al mese per acquistare prodotti ortofrutticoli, nemmeno un terzo di quello che spende nello stesso periodo ogni persona per consumare un caffè al bar.

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