“Sono un artista”. Così Bruno Vespa difende il suo stipendio in Rai

By | 26/05/2017
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A forza di discutere sul tema: «Porta a porta è un programma artistico o di informazione?», finirà che obbligheranno Bruno Vespa, il miglior giornalista televisivo italiano, a chiudere baracca e burattini. Il problema reale è che il principe dei conduttori iscritti all’Ordine degli scribi guadagna tanto ossia in misura proporzionale al proprio rendimento. Non gli  perdonano di intascare un compenso superiore al tetto demagogico – 240 mila euro – imposto a chi lavora davanti alle telecamere dai burocrati acefali della Rai. I quali burocrati, animati da invidia sociale (il sentimento più diffuso nel Paese), pretendono che Vespa sia equiparato all’ultimo Pisquano che blatera in video. Non si rendono conto che la natura se ne infischia della democrazia: se uno è bravo e un altro lo èdi meno, o addirittura asino, ovvio che il primo sia pagato meglio.

Ai dirigenti dell’ex monopolio non sta a cuore la qualità e non la premiano; a loro preme la perequazione, retaggio comunista. Cosicché l’istituzione del tetto ai compensi risponde a una sorta di precetto religioso: gli uomini sono tutti uguali e devono percepire lo stesso stipendio. Una idiozia pensare di appiattire gli emolumenti andando contro le logiche di mercato.
Porta a porta va in onda da oltre venti anni e ottiene grande successo in quanto Bruno è stato capace di aggiornarla in base ai mutamenti del costume nazionale. È il talk show per eccellenza, considerato immortale, ma i dementi della Rai fremono dal desiderio di rottamarlo per fare rabbia al suo ideatore e realizzatore. Pur di distruggerlo si sono inventati la schifezza del massimo retributivo che, per altro, mortifica altri assi televisivi, per esempio Fabio Fazio, che in

troita una valanga di euro, tutti meritati, perché è un traino pubblicitario irresistibile e consente alla azienda di incamerare più di quanto spenda. È un criterio imprenditoriale elementare quello che fissa il grano destinato ai divi del teleschermo: coloro che consentono all’impresa di produrre reddito vanno adeguatamente ricompensati; quelli che creano passivi e basta si facciano benedire. Punto e amen. Peccato che i nuovi cervelloni di viale Mazzini ragionino col posteriore e conducano l’azienda come se fosse una Asl dominata dalla Cgil. La smettano di camminare sulle nuvole e atterrino. O la Rai diventerà una specie di Televoghera International.

A questi giornalisti il ministero dello Sviluppo Economico ha chiesto di applicare il tetto di legge di 240 mila euro lordi annui, fissato dalla normativa sull’editoria del 2016.

Vorrebbe rimanere in Rai Bruno Vespa , ma non con il tetto stipendi. Il conduttore di Porta a Porta non è assolutamente d’accordo al limite dei 240mila di stipendio annuo che dovrebbe investirlo in quanto giornalista del Servizio pubblico.

“Tra un Fabio Fazio che si occupa di Falcone e un Bruno Vespa che fa un programma su Ballando con le stelle chi è l’artista e chi il giornalista?” si chiede l’anchorman che ha scritto al cda per dichiarare pubblicamente tutti i suoi dubbi in merito. “Ha sempre sbagliato la Rai – si chiede il conduttore – nello stipulare con professionisti che vengono dal giornalismo contratti artistici che prevedono il versamento di contributi all’Enpals e agli enti previdenziali che l’hanno sostituito? Riconoscere carattere esclusivamente giornalistico a trasmissioni come Porta a Porta o altre comporterebbe ovviamente la mutazione in giornalistici di tutti i contratti in essere per chi vi collabora”. “Il tetto ai compensi di artisti e giornalisti Rai è una battaglia di civiltà e un provvedimento doveroso nei confronti dei cittadini che finanziano la rete attraverso il canone – aggiunge il Codacons -“.

Viale Mazzini sta fronteggiando un doppio attacco da parte di Claudio Lippi e Bruno Vespa, ma per motivi opposti. Ma il conduttore si augura che la scelta dell’Azienda non sia dettata da questioni contra personam: ‘Sono fiducioso infine che la discussione su questo tema avvenga su basi esclusivamente giuridiche e di buon senso, allontanando il sospetto – alimentato da alcune dichiarazioni politiche e non solo – che si voglia immaginare qualche norma contra personam, inaccettabile sotto ogni profilo’. Codacons: Cda Rai non tenga conto della lettera di Vespa.

È per questo che Bruno Vespa scrive ai consiglieri Rai, per chiedere che non ci siano norme contra personam nell’applicazione del tetto, nello specifico per quanto riguarda la differenza tra artisti e giornalisti. “Finalmente Bruno Vespa ammette quello che sosteniamo da anni: in Rai fa l’artista e il suo programma è di intrattenimento“.

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