Streaming Live Tv Roma – Fiorentina Gratis Diretta Rojadirecta

By | 07/02/2017
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ROMA Se l’appello di Spalletti lanciato ai microfoni di Sky è diventato virale – a tal punto che il sindaco Raggi ha replicato ieri su Twitter sfruttando l’hashtag #Famostostadio («Ci stiamo lavorando. L’impianto si farà nel rispetto delle regole») – nessuna novità invece sul rinnovo contrattuale del tecnico. L’invito #Famostocontratto lanciato da qualche tifoso sui social non scalfisce l’allenatore che, a domanda diretta, continua a rimandare il discorso a fine campionato: «Si rimane così sino al termine dello stagione. Decidono i risultati, non una settimana sì e l’altra no. O vinco oppure solo dopo valuteremo altri aspetti come crescita e prospettive. Ognuno va a far valere le scadenze e le priorità che ha, non rispondo più su questa cosa». Anche se poi, fa una piccola deroga: «Quella che è la via di mezzo la valuteremo se ci saranno gli elementi. Se si arriva secondi, se si creano presupposti di crescita, se è evidente il lavoro sviluppato, oppure vincere, cioè arrivare primi in qualche competizione. Di conseguenza si arriva in fondo e si valuta tutto, le vittorie, gli elementi, se io sono contento di lei, se lei è contento di me. E si tirano le somme». Telenovela aperta.

La gara con la Fiorentina di stasera, tra l’incontro oggi con il ministro Lotti per la rimozione delle barriere nelle curve e quello in Campidoglio per la questione-stadio, rischia di passare in secondo piano. Proprio per questo Spalletti prova a riportare l’attenzione sul campo. Anche perché chi sta davanti ha vinto e chi stava dietro anche. Per la Roma quindi i tre punti diventano necessari: «La Juve sta andando forte, è avanti sotto tutti gli aspetti ma vedendo loro e copiandoli noi possiamo credere che sia tutto possibile. Il Napoli sapevamo che era forte, sono due squadre che ci impongono di provare a vincere sempre. Essere in loro compagnia vuol dire che siamo forti anche noi». A Roma piove da due giorni e pensando che domenica l’Olimpico ha ospitato il rugby, lo scenario non lascia dormire sonni tranquilli: «So che hanno sostituito le zolle di una porta proprio per renderlo migliore. Bisogna tutelare lo spettacolo, ci si è messa anche la pioggia ma la battaglia e il gioco contro la Fiorentina ci saranno lo stesso». Proprio i viola all’andata regalarono un dispiacere alla Roma: «Sono una squadra forte. Ora stanno molto bene. Sarà una partita equilibrata e difficile. Rispetto alla gara di Firenze, però, noi siamo migliorati e maturati. Dobbiamo essere un po’ più rapidi in attacco ma a parte i tre gol di Genova abbiamo trovato la quadratura».

Su Borja Valero e Badelj, obiettivi di mercato rispettivamente in estate e a gennaio, non risponde. Anche se fa capire quanto gli sarebbe piaciuto allenare lo spagnolo: «La domanda è giusta ma io sono contento dei calciatori che ho. Borja lo vogliono tutti, potrebbe giocare ovunque, nel Real, nel Barça, a Manchester, poi si fanno altre scelte in base alla nostra realtà». Una realtà che potrebbe abbracciare Kessie la prossima stagione, a sentire “Papu” Gomez (Credo che lo abbiano già venduto alla Roma», ha detto a una radio argentina. Passerella finale su Gerson, reduce dal no al Lille e dalla gara con la Primavera: «Quella di mandarlo a giocare lì è stata una mia scelta, non ci vedo niente di strano. È la prima volta che ci va, è vero, ma solo perché stavolta si gioca di martedì. Il fatto che sia stato mandato in Primavera per punizione è una cazz…».

Fiorentina – Giocare come contro la Juventus battuta 20 giorni fa, con la stessa grinta, la stessa intensità. Giocare puntando al colpaccio a Roma che regalerebbe non soltanto un risultato di prestigio come all’andata ma pure il sorpasso momentaneo sul Milan avvicinando anche Inter e Atalanta nelle zone nobili della classifica. Giocare per fare sì che l’assenza di Kalinic (che ha smaltito il dolore al ginocchio destro ma è stato deciso di non rischiarlo) si riveli non un handicap ma una spinta, come nelle ultime trasferte contro Chievo e Pescara con cui la Fiorentina ha ottenuto sempre lo stesso risultato, una vittoria, nonostante il forfait del suo goleador principe. Questo chiedono i tifosi. Questo pretende Andrea Della Valle ancora scottato dal 3-3 con il Genoa, piombato ieri a Firenze proprio per spronare la squadra alla vigilia di una sfida tradizionalmente indigesta ma ritenuta un test fondamentale per capire se il buon momento attuale – certificato dai 10 punti nelle ultime quattro gare in campionato – è un fuoco di paglia o il segnale di una scalata vera.

Della Valle ha seguito con attenzione la rifinitura insieme a tutta la dirigenza, Cognigni, Corvino, Freitas e Antognoni, a conferma di quanto il patron tenga a questa partita. Paulo Sousa pare averlo captato anche se ha deciso di raggiungere Roma con la squadra solo stamattina in treno: «Arriviamo a questo impegno con la voglia di vincere di sempre pur sapendo che troveremo un avversario di grande livello. L’ambizione e la mentalità che cerco di trasmettere ai miei è comunque provarci sempre, senza fare distinzioni tra partite in casa e partite fuori». Dati alla mano, la Fiorentina sotto la sua gestione si è a ora dimostrata squadra da trasferta: delle 35 vittorie ottenute in 77 gare tra l’anno scorso e adesso, 20 sono state conquistate al Franchi e 15 fuori. Differenza quindi tutt’altro che abissale, addirittura minima nell’attuale stagione: 15 successi finora fra campionato e coppe, 8 in casa, 7 lontano. In attesa di un esame vero come quello di questa sera, nello stadio dove i viola hanno rimediato l’ultimo ko in A (3-1 con la Lazio), il tecnico lusitano suona la carica: «Voglio vedere lo stesso spirito e la stessa intensità come con la Juve. Dovremo da subito essere concreti, sfruttare le occasioni e controllare il match. Non sarà facile: la Roma ha una rosa importante e di qualità e rispetto all’andata ha cambiato modulo e struttura. Però noi siamo in grado di difendere bene e attaccare ancor meglio».

Nonostante l’assenza di Kalinic che ha fatto di tutto per recuperare prima di essere stoppato. Sousa (che elogia Spalletti ed esalta Totti: «Una favola del calcio, continui a giocare finché se la sente, ha ancora tanto da dare alla Roma in campo e fuori») potrebbe confermare Babacar come a Verona e Pescara o schierare un “falso nueve“ come Ilicic o Bernardeschi che rientra dopo la squalifica insieme con Astori, Gonzalo Rodriguez e Tatarusanu. Per Vecino è la centesima partita in A, per Borja Valero la sfida contro la squadra che più lo ha corteggiato, per Chiesa la prima da titolare all’Olimpico dopo tanti applausi.

La Roma riapre il fortino Olimpico. E’ in casa che la squadra di Spalletti ha costruito la possibilità di lottare almeno per il secondo posto, che stasera spera di riprendersi scavalcando il Napoli. La differenza di rendimento tra casa e fuori è abissale: trenta punti conquistati all’Olimpico, solo diciassette in trasferta, dove la Roma ha rimediato cinque sconfitte, l’ultima a Marassi contro la Samp. In casa invece ha sempre vinto, con una serie che parte dalle ultime tre partite interne dello scorso campionato e che dura da quattordici gare, compreso il derby, vinto all’Olimpico, ma in casa della Lazio. Stasera la Roma cerca la quindicesima vittoria, per rimettersi in carreggiata dopo aver sbandato non solo con la Samp, ma anche in Coppa Italia contro il Cesena, che è riuscito a eliminare solo dopo sette minuti di recupero e con un calcio di rigore molto discusso.

Questa sera contro la Fiorentina servono i tre punti per non cedere il secondo posto, conquistato all’ottava giornata. Nell’ultima partita giocata all’Olimpico, i giallorossi hanno battuto il Cagliari dopo Torino, Napoli, due volte il Chievo, Udinese, Sampdoria, Crotone, In-ter, Palermo, Bologna, Pescara, Lazio e Milan. La serie da record si era aperta con il 3-2 al Torino firmato da Francesco Totti, che anche grazie a quella partita si conquistò un rinnovo di contratto che allora pareva lontanissimo. L’ultima gara senza vittoria all’Olimpico in campionato risale all’11 aprile scorso contro il Bologna, partita cominciata male con il gol di Rossetti-ni e rimessa in piedi ancora da Totti, con l’assist vincente per Salah.

CAMPO TESTACCIO. La Roma ha superato così il primato di vittorie consecutive tra le mura amiche, che risaliva addirittura ai tempi di Campo Testaccio, quando la squadra giallorossa realizzò un filotto di tredici vittorie consecutive, raccolte a cavallo tra le stagioni 1929-30 e 193031, per la precisione tra Roma-Brescia del 3 novembre 1929 e Roma-Casale del 16 novembre 1930.

Adesso Spalletti guarda avanti, questo record non gli basta, la classifica è lì a ricordarglielo: «Questa partita sarà fondamentale, i giocatori lo sanno, e dentro lo spogliatoio si parla di questo e basta». Il tecnico tiene alta la concentrazione della sua squadra, anche se la Juve non si ferma mai: «La Juve sta sicuramente correndo forte, ma noi dobbiamo continuare a credere che sia possibile ancora tutto. E lavorare e giocare pensando questo. La Juventus e il Napoli ci impongono di provare a vincere sempre. Sono due squadre forti, ed essere in loro compagnia nei discorsi vuol dire essere una squadra forte anche noi». Contro la Fiorentina all’andata arrivò la prima sconfitta. Ma da allora secondo Spal-letti è cresciuta: «E’ maturata e ha ancora possibilità di miglioramento. Secondo me la Roma non sta attraversando un brutto momento, anche se non ci sono state delle prestazioni eccezionali nelle ultime partite. La Fiorentina sta molto bene, ha ritrovato qualche calciatore fondamentale e ora è una squadra forte. Sarà una gara equilibrata e difficile, u n confronto bello e di alto livello».

SPALLETTI E IL FUTURO. Non  conta per allungare la serie da record, ma per quel secondo posto che è fondamentale per il futuro della società. Spalletti non vuole tornare sulla sua conferma, si limita solo a dire: «Quelli che saranno gli obiettivi determinanti lo valuteremo. Se si arriva secondi, se si creano presupposti di crescita, se è evidente il lavoro sviluppato. Oppure vincere, cioè arrivare primi in qualche competizione. Di conseguenza alla fine si valuta tutto questo. E si tirano le somme».

Codice rosso, la trasferta contro la Roma è di quelle al limite dell’impossibile, ma la Fiorentina non può più far di calcolo. La zona Europa League resta ancora distante e, recuperata e vinta la gara con il Pescara, resta una classifica-tranello. Già, perché i giallorossi sono a 10 punti, il Napoli ha 11 punti più degli uomini di Sou- sa, la Lazio ne ha 6 e 5 Inter e Atalanta. Se i viola dovessero uscire a mani vuote dall’Olimpico resterebbero, laggiù a quota 37 insieme al Milan (che domani giocherà il recupero contro il Bologna). Con l’aggravante di dover fare, fra due settimane, visita proprio a Vincenzino Montella. Urge quindi, nonostante la potenza di fuoco dei giallorossi, cercare di portare qualcosa a casa.
OCCORRE BUON GIOCO. Sousa invoca spesso «fame» e «continuità» ma di recente a latitare maggiormente fra le fila viola è il gioco. Grande possesso-palla, pochissime verticalizzazioni e quasi assenza di rapidità negli scambi. Discreto pressing, poca costruzione. In questo periodo si è Paulo Sousa, 46 anni, stasera dovrà rinunciare a Kalinic lapresse parlato molto dei difetti difensivi viola, ma a venir meno è stato anche il gioco d’attacco. Dunque tocca proprio all’allenatore portoghese dare una svolta prima di trovarsi troppo distanti dalle posizioni giuste per la volata europea, partendo già dalla gara… quasi impossibile.

PARLA SOUSA. Ieri la consueta conferenza stampa con una notizia niente affatto consolatoria: niente Kalinic e niente Saponara. Sospiro di sollievo invece per il recupero di Gonzalo Rodriguez. Per Ka- linic risposta secca della società a chi parla di un… riposo prima di accettare la Cina: «Roba da fantascienza…». Comunque il croato almeno a Roma non ci sarà, della serie «piove sul bagnato». Ed ecco il Sousa-pensiero. «Arriviamo a questa sfida con la voglia di vincere di sempre, di segnare un gol in più dei nostri avversari pur sapendo che davanti troveremo una squadra di primissimo livello, che lotta per i vertici. L’ambizione che cerco di trasmettere ai miei ragazzi è comunque di provarci sempre, senza fare distinzioni tra partite in casa e partite in trasferta, ed è quanto adesso stiamo facendo. Rispetto alla gara con la Juve troveremo un avversario diverso ma non per questo dovremo naturare i nostri concetti. E’ l’intensità a fare la differenza, dovremo essere efficaci e concreti da subito, cercando di sfruttare al meglio le occasioni che sapremo creare. In questo modo potremmo indirizzare la gara a nostro favore». Poi il gelo: «Kalinic? Non ci sarà e nemmeno Saponara. Mentre sono recuperati Gonzalo Rodriguez e Tatarusanu e convocherò Mlakar. Babacar? Ha caratteristiche diverse da Nikola e questo si sa, ma l’obiettivo è schierare sempre la stessa Fiorentina con i suoi principi di gioco e in grado di adattarsi a chi scenderà in campo».

I GIOIELLI. «Chiesa e Bernardeschi? Gran parte del merito per quanto stanno facendo è loro, è chiaro poi che li hanno aiutati anche la squadra e il mio staff, tutti gli allenatori in casi del genere hanno dei meriti». Sulla grigissima, ma vittoriosa, trasferta di Pescara: «Quella di domani (oggi,ndr) sarà una partita diversa. La Roma ha una rosa importante, con giocatori di qualità specie nelle transizioni, sa come fare gol e sa sfruttare le fasce dove è molto forte. Peraltro rispetto all’andata ha cambiato modulo e struttura, però noi siamo in grado di difendere bene e attaccare ancora meglio. Se mi preoccupano le condizioni del terreno di gioco? No, perché vale per noi come per loro».
«Spalletti? C’è forte stima e mi fa piacere se un collega studia qualche mio accorgimento tattico. E se ho portato anch’io qualcosa di innovativo nel calcio italiano la cosa mi onora. Totti? Lui è una favola del calcio: fin quando lui lo vorrà e se la sente deve continuare. Ha tanto da dare alla Roma in campo e un domani dentro la società».

La via del gol va trovata in maniera diversa. L’assenza di Nikola Kalinic, out per i postumi della contusione al ginocchio subita contro il Genoa, dovrà trasformarsi nel detonatore ulteriore d’energia. Le cartucce non mancano e Sousa riflette: non si potrà sbagliare niente, stavolta servirà essere più cinici e spregiudicati del solito. Non è un caso che tra i convocati ci sia anche il giovanissimo Jan Mlakar, 10 gol con la Primavera e un futuro da predestinato. E’ successo già in passato, l’ultima volta a San Siro contro l’Inter, che il tecnico portoghese abbia lanciato i giovanissimi (allora fu Perez, subentrato sulla fascia): non sarebbe una novità. Insomma, c’è una squadra intera pronta a fare le veci del centravanti croato costretto allo stop: questione d’orgoglio e pure di determinazione.

LA FORZA DEL GRUPPO. In campionato, del resto, le uniche due volte in cui Kalinic è stato costretto a fermarsi (di cui una per somma di ammonizioni) la Fiorentina è comunque riuscita a vincere: è successo a Verona, contro il Chievo, con il tris di reti firmato da Tello, Babacar (su rigore) e Chiesa, e pure col Pescara, nel recupero della scorsa settimana. Non sarà facile superare una difesa, quella della Roma, che in casa ha incassato appena 7 gol, con Szczesny capace di mantenere la porta inviolata in ben 5 delle 10 gare interne disputate (tutte vincenti), ma Sou- sa può contare sul fattore imprevedibilità. A prescindereda chi deciderà di mandare in campo. Fin qui, del resto, dei 38 gol realizzati dalla Fiorentina ben 34 portano la firma di giocatori offensivi.

BABACAR. Mancherà il peso del centravanti croato soprattutto per la mole di gioco capace di produrre, ma le alternative non mancano. Sia che Sousa decida di schierare in campo l’unica punta titolare rimasta a disposizione, Baba- car, che all’Olimpico ha segnato nella notte della finale di Supercoppa Italiana con la

Primavera festeggiando subito dopo la conquista del titolo, sia che invece si scelga di privilegiare la strada alternativa, quella del “falso nueve. L’attaccante senegalese ha assoluto bisogno di dare una scossa alla propria stagione e l’occasione potrebbe essere di quelle d’oro, dall’inizio o anche a gara in corso, perché col Torino, per esempio, è stato lui l’unico a provare a riaprire la gara, trovando la rete dopo appena 16 minuti. Per altro, Baba, col gol… di notte ha un certo feeling: li ha segnati quasi tutti sotto la luna e adesso sogna quello vincente contro i giallorossi. Pure lui, adesso, punta a un finale diverso.
LE ALTRE SOLUZIONI. Quanto al “falso nueve” si tratta di una idea, fin qui, percorsa soltanto una volta, a Marassi lo scorso dicembre col Genoa. In rosa, però, c’era ancora Zarate ceduto nell’ultimo mercato al Watford. Potrebbero essere sfruttate le qualità di Ilicic, che ha nella Roma il suo secondo bersaglio preferito (4 gol in 10 gare giocate) o anche quelle di Bernarde- schi, il vicecannoniere della Fiorentina a quota 9 reti che sogna di tagliare il traguardo della doppia cifra in A, prima volta nel palcoscenico del calcio che conta. Tello, dal canto suo, spera di poter trovare il filo conduttore che lo porti al riscatto del suo cartellino (6 milioni il diritto a favore della Fiorentina e circa 8 il controriscatto del Barcellona): le tre reti nelle ultime gare (gol a Verona e doppietta a Pescara, tutte in trasferta) sono state per lui lo stimolo più efficace. Più o meno lo stesso di Chiesa, il secondo più giovane della Serie A con almeno due reti festeggiate e… il diritto morale di rivendicare la zampata complice nella rete di Badelj alla Juventus. Sousa deve scegliere, ciascuno dovrà provare a superare il limite. Per Kalinic che manca, ma soprattutto per Firenze.

Toc, toc. Qualcuno ha mai bussato alla porta della Fiorentina? I diretti interessati hanno sempre negato ricerche dirette alla società viola per Borja Valero e Ba- delj da parte della Roma, eppure i mesi trascorrono e Luciano Spalletti rinnova ancora una volta la stima per il centrocampo viola. Lo spagnolo è stato accostato in modo insistente al club giallorosso durante la finestra estiva del mercato e adesso, poche ore prima della sfida dell’Olimpico, l’allenatore della Roma non nasconde che Borja è un giocatore che piace eccome. E piace a tutti. Eppure alla fine è rimasto in viola con il direttore generale Pantaleo Corvino che ha sempre detto che per educazione si aprirebbe la porta a chi bussa anche soltanto per rifiutare l’offerta, che tuttavia non è mai arrivata. E non è stato quindi necessario nemmeno rispedirla al mittente.

AMORE VERO. E nel tempo il centrocampista a più riprese ha confermato l’amore per Firenze e la sua volontà di rimanere nel capoluogo toscano per l’affetto della città e per una scelta di vita. Avrebbe fatto lo stesso anche davanti ad una proposta cinese, pure questa mai arrivata nella sede di viale Manfredo Fanti. Insomma non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di un divorzio perché il legame fra Borja e i tifosi è speciale. Lo scorso settembre la curva Fiesole aveva pubblicato addirittura una lettera aperta in cui, fra le altre cose, ribadiva come si dovesse trattenere e rispettare quel giocatore che ha sposato la città insieme alla propria famiglia. E non ci sarà mai una controprova, ma se alla Roma in agosto non fosse venuto meno il tesoretto della Champions League, forse l’assalto vero e proprio sarebbe iniziato. E forse la storia sarebbe stata scritta in modo diverso.

CONT(R)ATTI. Badelj invece è stato accostato alla formazione di Spalletti soprattutto nell’ultimo mercato invernale. Il procuratore ha sempre detto che il croato non avrebbe rinnovato e che era disposto ad ascoltare eventuali offerte. Più cauto il giocatore che invece non si è mai esposto e ha sempre ribadito di voler onorare il suo contratto. Milan, Inter e Roma sono state le squadre più chiacchierate per il croato che domani, ancora con la casacca viola addosso, dovrà cercare di dare equilibrio al centrocampo della Fiorentina.

GOL CERCASI. Le prestazioni dei due centrocampisti nel corso di questa stagione non sono mai decollate fino in fondo. Non sempre hanno fatto la differenza come nel recente passato e sopratutto da Borja Valero sono ormai attese performance eccellenti e non semplicemente buone. Fare gol non è mai stato il suo mestiere, quest’anno però è addirittura fermo a zero sia in campionato che nelle coppe. L’unico fra l’altro del reparto perché gli altri almeno un centro lo hanno trovato: Ve- cino, Sanchez e anche Cristoforo. Badelj di reti ne ha già fatte due ed entrambe pesanti, ovvero una con la Juventus (in comproprietà con Chiesa) e in precedenza proprio contro la Roma nella partita di andata. Decisivo per l’1-0 finale. E chissà che il ritorno di fiamma per i giallorossi non sia arrivato anche in seguito a quel destro dalla distanza che ha decretato il ko della formazione di Spalletti e i tre punti per Paulo Sousa.
EUROPA. Adesso la società viola desidera soltanto lasciarsi alle spalle l’argomento mercato e guardare esclusivamente al campo con l’obiettivo dichiarato di centrare un piazzamento europeo. Per le altre valutazione ci sarà tempo al termine della stagione quando sarà il momento dei verdetti e del cambiamento. Forse sarà rivoluzione e gli intoccabili saranno veramente pochi e soprattutto giovani. Soltanto per loro la porta sarà decisamente chiusa a chiave.

Proprio qui sta il bandolo del «famolo». O del facciamolo, uscendo dalla lingua locale. Il nuovo stadio della Roma, domenica rilanciato da Luciano Spalletti in diretta televisiva, agganciato dalla rete, trascinato da una corrente arrivata, quella sì, fino sui denti dei talebani della negazione, continua però a galleggiare a stento. Gli pesano in pancia dialettiche politiche che lo zavorrano e lo sbilanciano come palle di cannone lasciate libere di rotolare.
Oggi la Roma e il costruttore Luca Parnasi incontrano in Campidoglio la giunta comunale con tutte le sue sfumature: la possibilista Virginia Raggi, sindaco in carica, il mediatore e responsabile cittadino dello sport Daniele Frongia, l’irriducibile assessore all’urbanistica Paolo Berdini. Con l’aggiunta, a quanto si sa, di un rappresentante del Movimento 5 Stelle di livello nazionale. Perché tra le pozzanghere giudiziarie in cui si è infangato il candore dell’amministrazione romana e il frastuono non solo digitale innescato dall’appello di Spalletti («Famo ‘sto stadio», diventato il seguitissimo hashtag #FamoStoStadio), il quale peraltro invoca impianti analoghi in tutte le città interessate al calcio, la questione ha cominciato a riguardare il sistema Paese.

RiSULTATI. Quindi, giusto: non più solo famolo, bensì facciamo gli stadi. E’ questo il senso dell’intervento dell’ex premier Matteo Renzi, ieri nella sua newsletter, capitolo intolato appunto “Lo stadio? E famolo”: «Mi hanno colpito le parole di un grande allenatore come Luciano Spalletti. Al netto del tifo, ha lanciato un appello alla realizzazione degli stadi di proprietà, proprio nella settimana in cui la Roma vede incomprensibilmente allontanarsi il proprio progetto urbanistico. Non è solo un fatto economico per il territorio (posti di lavoro e indotto), ma soprattutto un fattore di crescita e competitività per tutto il mondo sportivo italiano. Dobbiamo fare degli stadi luoghi accoglienti e ospitali per le famiglie e anche vendere i diritti televisivi in Cina, amici. Solo così torneremo ad avere il campionato più bello del mondo. Se si dice no a tutto, come accade in qualche città, si blocca il futuro. Si bloccano gli investimenti. E ci si condanna a vivere di rimpianti». Aggiungendo, a conclusione di (apparentemente) altro discorso: «Quanto al sindaco di Roma, buon lavoro. I cittadini la misureranno sui risultati. Ecco, i risultati».
Allora sembra tutto molto chiaro, uno schieramento favorevole a cui ieri si è aggiunto il ministro dello sport Luca Lotti, lo stesso dell’iniziativa antibarriere: «Il governo non c’entra niente. Ma io sto con il Mister Spalletti». Un altro schieramento incerto sul da farsi. Una minoranza forte ed energica all’opposizione di questo progetto che comprende lo stadio ma anche costruzioni commerciali e opere pubbliche. Ma poi tutto sfuma perché ognuno spera di veder fare pessima figura agli altri. E tutti si preparano, nel caso in cui alla fine il banco saltasse, a sostenere che la colpa sia dell’altro.

L’INVITO. Per esempio, in risposta alle domande impazienti della rete il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti (zona Pd), ha twittato il consueto ultimatum: «Vedo che sullo stadio il Comune sta cambiando idea. Se è così, entro il 3 marzo produca atti ufficiali».
Anche quello è un giorno che arriverà in fretta, così come domenica sono arrivate in fretta ai 5 Stelle, che in rete sono nati, gli echi dell’offensiva dei sostenitori e degli uomini della Roma e non solo. Così ieri la Raggi si è esposta, stando attenta a non sporgersi troppo, rivolgendosi a Francesco Totti, che a Roma è quasi un suo pari grado: «Caro Francesco @Totti, ci stiamo lavorando. #Famostostadio nel rispetto delle regole. Ti aspettiamo in Campidoglio per parlarne». Toni simili da parte del presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito: «Non te preoccupà Capitano: #famostostadio e #famolobe- ne. Con #ASRoma lavoriamo a progetto innovativo». Totti non sarà all’incontro: poiché la Roma non vuole buttare in confusione di ruoli una questione importante e concreta. Fanno notare diversi rappresentanti del Pd romano e nazionale che quei tweet accattivanti sono parole. I fatti devono arrivare e se non arrivano oggi, quando?

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La Roma riapre il fortino Olimpico. E’ in casa che la squadra di Spalletti ha costruito la possibilità di lottare almeno per il secondo posto, che stasera spera di riprendersi scavalcando il Napoli. La differenza di rendimento tra casa e fuori è abissale: trenta punti conquistati all’Olimpico, solo diciassette in trasferta, dove la Roma ha rimediato cinque sconfitte, l’ultima a Marassi contro la Samp. In casa invece ha sempre vinto, con una serie che parte dalle ultime tre partite interne dello scorso campionato e che dura da quattordici gare, compreso il derby, vinto all’Olimpico, ma in casa della Lazio. Stasera la Roma cerca la quindicesima vittoria, per rimettersi in carreggiata dopo aver sbandato non solo con la Samp, ma anche in Coppa Italia contro il Cesena, che è riuscito
a eliminare solo dopo sette minuti di recupero e con un calcio di rigore molto discusso. Questa sera contro la Fiorentina servono i tre punti per non cedere il secondo
Dzeko & C. stasera cercheranno un altro successo per risorpassare il Napoli al 2° posto
L’ultima partita interna conclusa senza successo è stata l’11 aprile: 1-1 con il Bologna
posto, conquistato all’ottava giornata. Nell’ultima partita giocata all’Olimpico, i giallorossi hanno battuto il Cagliari dopo Torino, Napoli, due volte il Chievo, Udinese, Sampdoria, Crotone, In-
ter, Palermo, Bologna, Pescara, Lazio e Milan. La serie da record si era aperta con il 3-2 al Torino firmato da Francesco Totti, che anche grazie a quella partita si conquistò un rinnovo di contratto che allora pareva lontanissimo. L’ultima gara senza vittoria all’Olimpico in campionato risale all’11 aprile scorso contro il Bologna, partita cominciata male con il gol di Rossetti- ni e rimessa in piedi ancora da Totti, con l’assist vincente per Salah.
CAMPO TESTACCIO. La Roma ha superato così il primato di vittorie consecutive tra le mura amiche, che risaliva addirittura ai tempi di Campo Testaccio, quando la squadra giallorossa realizzò un fi- lotto di tredici vittorie consecutive, raccolte a cavallo tra le stagioni 1929-30 e 193031, per la precisione tra Ro- ma-Brescia del 3 novembre 1929 e Roma-Casale del 16 novembre 1930.
Adesso Spalletti guarda avanti, questo record non gli basta, la classifica è lì a ricordarglielo: «Questa partita sarà fondamentale, i giocatori lo sanno, e dentro lo spogliatoio si parla di questo e basta». Il tecnico tiene alta la concentrazione della sua squadra, anche se la Juve non si ferma mai: «La Juve sta sicuramente correndo forte, ma noi dobbiamo continuare a credere che sia possibile ancora tutto. E lavorare e giocare pensando questo. La Juventus e il Napoli ci impongono di provare a vincere sempre. Sono due squadre forti, ed essere in loro compagnia nei discorsi vuol dire essere una squadra forte anche noi». Contro la Fiorentina all’andata arrivò la prima sconfitta. Ma da allora secondo Spal- letti è cresciuta: «E’ maturata e ha ancora possibilità di miglioramento. Secondo me la Roma non sta attraversando un brutto momento, anche se non ci sono state delle prestazioni eccezionali nelle ultime partite. La Fiorentina sta molto bene, ha ritrovato qualche calciatore fondamentale e ora è una squadra forte. Sarà una gara equilibrata e difficile, un confronto bello e di alto livello».
SPALLETTI E IL FUTURO. Non
conta per allungare la serie da record, ma per quel secondo posto che è fondamentale per il futuro della società. Spalletti non vuole tornare sulla sua conferma, si limita solo a dire: «Quelli che saranno gli obiettivi determinanti lo valuteremo. Se si arriva secondi, se si creano presupposti di crescita, se è evidente il lavoro sviluppato. Oppure vincere, cioè arrivare primi in qualche competizione. Di conseguenza alla fine si valuta tutto questo. E si tirano le somme».