Taxi in rivolta anti Uber, blocco a Roma e Milano

By | 17/02/2017
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Quasi quasi non ci credeva più nemmeno lui, Matteo Renzi. E invece è nato il Partito della Nazione. Solo che è nato alla rovescia: non per trasformazione del Pd. Ma per prendere a sganassoni quel partito. Perché come si vede ogni giorno per le strade di Italia, è il partito di una Nazione che protesta contro il Pd e il suo governo. A Roma ormai ogni giorno c’è un pezzo di quella Nazione a urlare di tutto davanti a Montecitorio o a Palazzo Madama, sede del redivivo Senato. Nelle ultime 24 ore ad essere protagonisti- non solo nella capitale – sono stati i tassisti, che hanno fermato le loro macchine, mandato in tilt il traffico e la logistica in molte città e si sono trovati in tanti davanti al Senato per una manifestazione non autorizzata che ha paralizzato la viabilità di Roma, urlandone di ogni nei confronti del Pd.

A scatenare la tempesta è stato l’ultimo emendamento al decreto milleproroghe depositato, che portava la firma di Linda Lanzillotta. Scritto per spostare al 2018 le annunciate norme per combattere l’esercizio abusivo della professione. Nel merito i tassisti sostengono che sia un assist lanciato agli Ncc e soprattutto ad Uber, la multinazionale del taxi-fai-da-te. Senza regolamentazione infatti anche chi non ha la licenza comunale potrà arrivare da altre città ed esercitare il servizio di trasporto in concorrenza agli altri. Quale è il problema? Semplice: una licenza Ncc nel comune di Abbiategrasso costa dieci volte meno di una licenza ottenuta a Roma.

Con la proroga Lanzillotta però si può fare lo stesso il tassista alternativo nella capitale, e investire i quasi 100 mila euro risparmiati in quel modo sia comprando una auto più competitiva sia abbassando le tariffe di trasporto e mandando in rovina così i tassisti regolari. In una sorta di far west senza regole (che è assai diverso dalla liberalizzazione del servizio), per i tassisti regolari lo spauracchio però è proprio Uber: una
multinazionale può fare incetta di licenze dove costano meno e usarle dove rendono di più, mettendo ko tutti gli altri. A dire il vero ieri è stata proprio la protesta dei tassisti a fare lievitare gli affari di Uber. Chi sbarcava a Fiumicino o alle stazioni dei treni e non trovava il taxi, se l’è dovuta cavare in altro modo. Siccome la domanda era altissima e l’offerta era bassa, per portare dall’aeroporto a Roma le tariffe di Uber sono schizzate verso l’alto:
138 euro a corsa a metà giornata, più del doppio della tariffa dei taxi regolari.

Ma il milleproroghe ha scatenato anche un’altra categoria: quella degli ambulanti, che solo due giorni prima aveva preso d’assalto il Senato davanti a un emendamento (passato anche quello) che faceva partire la Bolkestein liberalizzando il settore e aprendolo anche alle società di capitali. Le motivazioni della rabbia erano più o meno le stesse dei tassisti. E non finisce qui. Perché ieri nella capitale sono sfilati anche i pompieri, furiosi per essere esposti come eroi senza macchia e senza paura come mostrine da fare vedere al mondo in momenti tragici (il terremoto), ed essere invece sottopagati e sotto-trattati dal governo sotto ogni aspetto: precarietà del posto di lavoro, stipendi più bassi di altre forze e attrezzature obsolete e non adeguate ai compiti operativi. Sono sfilati a Roma con la stessa rabbia e gli stessi motivi già due volte i terremotati, cui erano stati promessi miliardi, ma concesse in realtà poche decine di milioni di euro. E non parliamo della rabbia verso il Pd che da lungo tempo alberga nel mondo della scuola e in quello del lavoro: l’ossatura di questo partito trasversale della Nazione anti-Pd.

La rabbia nasce non solo dai contenuti dei provvedimenti, ma dalla beffa che li accompagna. Molte categorie incendiate dal mille proroghe raccontano di essere state incontrate o ricevute nei mesi scorsi da Renzi che le aveva rassicurate: mai e poi mai sarebbe avvenuto quel che invece sta avvenendo. Allora però c’era la campagna elettorale per il referendum, e il segretario del Pd spandeva promesse a larghe mani. È accaduto il contrario, e pure a freddo. Perché nessuno ha fatto dibattiti pubblici su Uber e Ncc o sugli ambulanti, spiegando e difendendo riforme e liberalizzazioni. Ma zitti zitti si è infilata la norma in un provvedimento- macedonia come il milleproroghe…

Taxi in rivolta contro un pacchetto di misure sui servizi di noleggio contenuto nel maxiemendamento al Milleproroghe: sit-in e proteste sono in corso nelle maggiori città italiane messe in atto dai tassisti contro le norme che regolano l’attività di noleggio omologandola a quella dei taxi. Niente auto bianche negli aeroporti e presidio di taxi oggi davanti al Senato.

“Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – tuona Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano”. Duro anche il rappresentante di USB taxi Riccardo Cacchione: “Se passa questa norma, le limitazioni territoriali per gli Ncc saranno fortemente ridotte”. Per Alessandro Genovese di Ugl taxi “questa è una sanatoria pro Uber e pro abusivi, lo hanno capito tutti. Il governo si assuma la responsabilità di questo”.

Servizio taxi bloccato a Roma  mentre prosegue a Torino e a Milano la protesta dei tassisti contro quella che definiscono la “sanatoria pro Uber”. Il Senato ha approvato la fiducia posta dal Governo al Decreto Milleproroghe con 153 voti a favore e 99 voti contrari. Il testo passa ora all’esame della Camera.

L’agitazione nella Capitale si è estesa anche negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino praticamente svuotati di auto bianche. Un migliaio di tassisti si è raccolto spontaneamente nei pressi di Palazzo Madama.

Anche stamane gli autisti torinesi saranno in presidio autorizzato davanti a palazzo civico, dalle 9 alle 13, in attesa del voto romano in Senato sul dl milleproroghe, contenente l’emendamento che spiana la strada a multinazionali come Uber. Sono annunciati presidi anche in altre piazze italiane.

“Il margine di ripensamento è risibile – afferma Federico Rolando, portavoce nazionale di Federtaxi – questo potrebbe aprire panorami prossimi di lotta, che verranno stabiliti durante l’assemblea di categoria prevista per il 22 a Roma, prima del passaggio definitivo in Parlamento. I tassisti aspettano da settembre 2015 il promesso tavolo sulla legge delega concordato con il governo”.

Le organizzazioni sindacali dei tassisti milanesi hanno chiesto un incontro urgente con il prefetto, Luciana Lamorgese, dopo che la Prima Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento di modifica al Decreto Milleproroghe che, secondo i tassisti, “riporta di fatto indietro l’orologio di otto anni” e che, “se approvato, a loro avviso, “concede il via libera a tutte una serie di azioni abusive nel settore del trasporto persone”. In particolare, il nuovo assetto favorirebbe Uber.

Le Organizzazioni nazionali e locali del settore taxi hanno quindi dichiarato lo stato di agitazione e hanno chiesto un “incontro urgente” al prefetto “per rappresentare le ragioni e le motivazioni dell’azione sindacale”. In un comunicato alla categoria spiegano che si tratta di “un provvedimento che ci danneggia e prepara la strada alle azioni delle Multinazionali che da tempo operano sul territorio in spregio alle norme vigenti”. “Dopo le numerose rassicurazioni avute – denunciano i sindacati – i lavoratori regolari del settore si svegliano stamani con questa infame sorpresa pro multinazionali e abusivi!”.

Ma cosa prevede il testo incriminato? Nulla che giustifichi proteste verbali così fuori misura né tantomeno la decisione di interrompere il servizio pubblico senza alcun preavviso, non solo lasciando a terra la clientela ma provocando inevitabili contraccolpi sul traffico cittadino. Il test inserito nel decreto Milleproroghe (il provvedimento che ogni anno, a fine anno, proroga i termini in scadenza di moltissime leggi) introduce appunto una proroga, fino al 31 dicembre 2017, all’entrata in vigore delle misure che limitano i servizi di Noleggio Con Conducente (Ncc). La proposta di modifica, a prima firma della senatrice Linda Lanzillotta (Pd), si limita ed esplicitare quanto già previsto dal testo approvato dal governo che proroga al 31 dicembre di quest’anno il termine per l’emanazione del decreto del Ministero delle infrastrutture contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente. Il decreto ministeriale dovrebbe, spiegano i tecnici del Senato nel dossier, definire anche “gli indirizzi generali per l’attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi”.

L’emendamento che tanto ha allarmato i taxisti, consente perciò ai titolari del servizio di noleggio con conducente di stazionare sul suolo pubblico fino all’emanazione del decreto ministeriale anziché sostare obbligatoriamente nelle rimesse, nei comuni dove è previsto il servizio taxi. Una regola che è già in vigore oggi.