Claudio Ranieri esonerato dalla guida tecnica del Leicester

By | 24/02/2017
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Non una doccia fredda ma quasi. Perché a vedere le scene del dopo-partita mercoledì sera a Siviglia, Ranieri sembrava ancora legato a doppio filo con gli eroi della squadra con cui aveva raggiunto il famoso traguardo del titolo 2016, il successo più prestigioso nei 133 anni di esistenza del Leicester. Mani strette con tutti e un abbraccio sentito con Jamie Vardy sembravano poter lasciare aperto uno spiraglio, con la sensazione che il tecnico italiano avesse ricucito i rapporti. In realtà, l’aria intorno a lui rimaneva evidentemente “freddina”, soprttuo nei apporti con Kasper Peter Schmeichel, portiere figlio d’arte e molto importante nel gruppo.

Allo stadio “Den” gli oltre 3000 tifosi avevano scandito a pieni polmoni il suo nome durante la sconfitta contro il Millwall e lo stesso avevano fatto al “Sanchez Pizjuan” di Siviglia. Sabato, Ranieri si era detto sicuro che quell’esperienza gli sarebbe servita per ritrovare il carattere perduto. Un carattere che in effetti si era rivisto a Siviglia. Ma non è bastato, viste le 7 sconfitte nelle ultime 10 gare e i gol arrivati a malapena in Coppa. Troppo poco per salvare un tecnico che in ogni caso rimane per sempre nella leggenda del Leicester City.

Queste le parole del vice-presidente Aiyawatt Srivaddhanaprabha: «È stata la decisione più difficile che abbiamo dovuto prendere in quasi 7 anni di proprietà al King Power. Ma siamo costretti a guardare agli interessi a lungo termine del club, al di sopra di qualsiasi sentimento personale, indipendentemente dalla forza del rapporto che ci lega. Claudio ha contribuito ad apportare delle qualità sensazionali durante il suo mandato. La sua abile gestione, la forza motivazionale, e l’approccio equilibrato sono state il riflesso della grande esperienza che sapevamo che avrebbe portato qui al Leicester City.

Il suo calore, il fascino e il carisma hanno contribuito in maniera decisiva a cambiare la percezione del club e a farlo crescere su scala mondiale. Gli saremo per sempre grati per quello che ci ha aiutato a conseguire. Non ci saremmo mai aspettati che le cose incredibili accadute la scorsa stagione si sarebbero potute ripetere quest’anno. E anzi, la salvezza era il nostro primo e unico obiettivo all’inizio della stagione. Ma adesso ci troviamo di fronte alla difficoltà di poterlo raggiungere e crediamo quindi che un cambiamento sia necessario per sfruttare al massimo le opportunità che ci presentano le ultime 13 giornate».

Già da sabato quindi il vice Craig Shakespeare e Mike Stowell prepareranno il Monday Night contro il Liverpool. Nel frattempo, la proprietà sfoglierà la margherita dei candidati. Il numero uno, anche secondo i bookmaker (quota 2.50), è Roberto Mancini, che al Leicester andò in prestito nel 2001 a fine carriera, collezionando 4 presenze. Il suo profilo sembra quello migliore per risollevare le “Foxes” nell’ultima parte di stagione e ripartire l’anno prossimo. Più staccati ci sono Pardew, Pearson e De Boer. L’ultima suggestione porta a David Wagner, tedesco-statunitense tecnico dell’Huddersfield Town in Championship. Quanto a Ranieri, ha già ricevuto un invito da Spalletti: «Trigoria è casa sua…».

Comunque andrà a finire la stagione, il disastro Leicester è ormai compiuto. L’esonero di Claudio Ranieri, ufficializzato nella serata di ieri con un comunicato del club, dimostra come nel calcio sia possibile distruggere qualcosa di sensazionale in soli 292 giorni. Quando lo scorso maggio le Foxes si laureavano campioni d’Inghilterra per la prima volta, tutti hanno pensato che la favola sarebbe in ogni caso finita lì, in quella sfida casalinga contro l’Everton. Perché nulla del genere sarebbe stato più ripetibile e perché all’orizzonte non potevano che profilarsi dei problemi tecnici, motivazionali, economici e gestionali tipici dei grandi club.E il Leicester, con tutto il rispetto, non loè.

Elo abbiamo visto. «Ranieri – si legge nel comunicato ufficiale – ha guidato le Foxes ad ottenere il più grande successo nei 133 anni di storia del club. Il suo status di allenatore più vincente del Leicester City è fuori discussione». Ma, il problema è che c’è un ma. Il vice-presidente Aiyawatt Srivaddhanaprabha ha spiegato: «È stata la decisione più difficile che la nostra dirigenza abbia preso negli ultimi 7 anni, i risultati raccolti nella stagione in corso hanno posto il club campione d’Inghilterra in una situazione di pericolo, bisogna pensare a disputare al meglio le ultime 13 gare che rimangono per rimanere in Premier. Saremo grati per sempre a Ranieri per tutto ciò che ha fatto». Il prossimo allenatore verrà annunciato entro domenica, alla vigilia della delicata sfida in casa contro il Liverpool di Klopp.

Certo, Ranieri paga i risultati disastrosi di questa stagione. La sua squadra non ha ancora segnato una sola rete in Premier nel 2017 (ultima vittoria31 dicembre 2016,1-0 al West Ham) e ha conquistato solo uno dei 18 punti a disposizione, è in quartultima posizione in classifica a un solo punto di vantaggio dall’Hull City terz’ultimo e ha perso 2-0 un importante scontro diretto in casa dello Swansea nella scorsa giornata. In Inghilterra non hanno poi digerito l’eliminazione dalla FA Cup subita contro il Millwall che milita nella terza serie. Ma il 2-1 segnato da Vardy mercoledì a Siviglia nell’andata degli ottavi di finale di Champions, qualche speranza di passare il turno e continuare almeno la favola europea lo lascia.

Prima di quella gara Ranieri aveva detto: «Avrei potuto lasciare quest’estate, sarei potuto andare altrove viste le richieste ricevute, ma ho deciso di rimanere perché sapevo
che sarebbe stato un anno difficile». Ed è la verità. Avrebbe potuto abbandonare la nave ricoperto di allori, forse sarebbe stata pure la decisione migliore, ma ha deciso di rimanere
e di provare a tenere per mano un gruppo che un anno e mezzo fa valeva 55 milioni di sterline in totale e che grazie a lui ora vale il triplo.

Gestire una squadra di bravi ma fortunatissimi campioni d’Inghilterra è stato però forse un progetto ancora più ambizioso che vincere il titolo. Decidere di mantenere l’ossatura è stata la scelta più romantica, ma non proprio la migliore. Alle prime difficoltà i giocatori hanno iniziato a voltargli le spalle. Uno ad uno. Quelli che una stagione fa volavano ai suoi ordini, che lo avrebbero seguito fino in capo al mondo, e che a lui, comunque, devono tutta la loro notorietà, ora non ci sono più. E il club, palesemente inadeguato a mettere ordine nel corso delle settimane, ha dapprima riposto completa fiducia nel tecnico (ribadita fino a pochi giorni fa) salvo poi ritenerlo l’unico responsabile per gli scarsi risultati.

Ranieri paga i suoi limiti, dunque, ma anche l’ingratitudine che ormai regna nel calcio (con dei professionisti che si montano la testa e si ammutinano contro il tecnico senza esitazione) e il dilettantismo della dirigenza che, sull’esempio della bistrattata Italia, avrebbe dovuto sollevare il tecnico settimane fa, o affondare insieme a lui.